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Pensieri: quando una discussione smette di essere una discussione

Una riflessione su ad hominem, benaltrismo e whataboutism

Da qualche tempo mi accorgo che presto attenzione non solo a quello che viene detto, ma sempre più spesso al modo in cui viene detto. Forse il fatto di essere insegnante aumenta questa attenzione.

A prima vista potrebbe sembrare qualcosa che va oltre al mio lavoro. Mi occupo di insegnamento in ambito tecnico, passo molto tempo tra laboratori, attività operative, strumenti, procedure, problemi da analizzare e soluzioni da costruire. Eppure, proprio stando ogni giorno dentro questo contesto, mi accorgo sempre di più che una parte importante del mio mestiere non riguarda solo i contenuti disciplinari.

Riguarda:

  • il linguaggio;
  • il confronto;
  • il modo in cui si osserva, si risponde, si sostiene una posizione, si accetta un’obiezione, si affronta un errore.

Anche quando la lezione non ha per oggetto un tema umanistico e siamo ad esempio nel pieno di un’attività pratica o di laboratorio, il problema torna spesso su: come si comunica.

Prima ancora di essere un docente di discipline tecniche, sono un insegnante e ciò significa  anche saper osservare ciò che accade tra gli studenti, fermarsi a ragionare con loro su argomenti e comportamenti che non coincidono esattamente con la materia, ma che entrano comunque nel processo educativo. Penso che siano proprio queste le questioni più importanti, perché attraversano tutte le discipline e tutte le situazioni che i ragazzi vivono a scuola e non solo.

Noi tutti vivono immersi in una sorta di ipercomunicazione continua. Siamo esposti senza sosta a messaggi, commenti, reazioni, polemiche, slogan, battute, prese di posizione immediate. I social, da questo punto di vista, non sono semplicemente uno strumentoche agisce sulla velocità di comunicazione, sulle risposte immediate, semplifica e polarizza, con l’obiettivo principale di colpire più che chiarire.

Sto leggendo libri che approfondiscono le modalità di ragionamento e 3 di queste le incontro continuamente, le vedo nel dibattito pubblico, nella comunicazione politica, nelle discussioni sui social, ma anche in contesti molto più vicini: tra colleghi, nelle riunioni, nelle conversazioni di lavoro, tra gli allievi mentre collaborano, si correggono, discutono o si difendono.

Mi riferisco all’argomentazione ad hominem, al benaltrismo e al whataboutism.

Non mi interessa citarli per fare teoria o per mettere un’etichetta colta a ogni discussione, mi interessa soprattutto perché mi aiutano a dare un nome a qualcosa di molto concreto: il momento in cui una conversazione smette di cercare chiarezza e comincia invece a spostarsi, a deviare, a colpire, a sottrarsi.

Quando si colpisce la persona invece dell’idea

L’ad hominem è forse la forma più facile da riconoscere.

Accade quando, invece di entrare nel merito di ciò che qualcuno sta dicendo, si preferisce colpire la persona che lo sta dicendo. In questo caso l’idea passa in secondo piano, quasi scompare, mentre al centro finisce il soggetto: il suo carattere, il suo passato, il suo ruolo, i suoi limiti, la sua presunta incoerenza.

Il meccanismo è semplice: non si risponde all’argomento, ma si prova a indebolire chi lo propone.

Nel dibattito politico lo vediamo continuamente. Una proposta non viene discussa davvero: viene aggirata delegittimando chi la formula. Lo si vede continuamente anche sui social: a una riflessione non si replica entrando nel merito, ma con una battuta, un’etichetta, un attacco personale, una svalutazione dell’autore.

A scuola, per esempio, capita che uno studente faccia un’osservazione sensata e un compagno gli risponda:

“Detto da te…”

oppure:

“Tu parli, ma tanto sbagli sempre.”

Anche tra adulti, in fondo, la struttura cambia poco, anche se il linguaggio può sembrare più composto:

“Questa osservazione la fai solo perché hai sempre qualcosa da contestare.”

oppure:

“Da parte tua non mi sorprende.”

Sono frasi diverse, ma il movimento è lo stesso: si lascia il piano delle idee e si scivola su quello delle persone.

Il punto, però, è molto semplice: un’idea non diventa debole solo perché chi la esprime è antipatico, impulsivo, incoerente o poco stimato. Se un’osservazione è fondata, va affrontata per quello che è. E se non è fondata, va contestata nel merito. Tutto il resto sposta il discorso, ma non lo chiarisce. Continua a leggere

I genitori che insegnano ai propri figli a programmare

E’ fantastico come i figli, ma anche gli allievi ti diano motivo di studio e spesso questa azione è giustificata da un deficit dovuto ad una carenza del nostro sistema scuola che va ad una velocità certamente inferiore a quanto svolto in altri stati europei. E’ interessante ad esempio come “l’onda del coding” in Italia sia giunto circa una paio di anni dopo agli Stati Uniti e all’Inghilterra, ora il motto è: “W la programmazione” 🙂 basta pensare ad esempio a quello che sta succedendo con micro::bit (che avrò la fortuna di usare nelle prossime settimane) nella scuola inglese cosa credo “fantascientifica” da noi, ma in ogni caso nulla di male, l’importante è agire per i nostri allievi e cercare sistemi di innovazione didattica che possano più agevolmente inserirli nel mondo del lavoro. Come genitore spessissimo cerco di “raffinare” quanto già svolto dai miei figli a scuole e come ogni genitori cerco di aggiungere elementi, a mio avviso essenziali, che per carenze “strutturali” non vengono svolte a scuola.
Mi capita molto spesso di confrontarmi con amici genitori che chiedono i consigli più disparati: il miglior Istituto in cui iscrivere il figlio, il miglior indirizzo di studio o ancora lamentele o elogi sul tal collega o su un metodo didattico, insomma mi sento un po’ il parafulmine della situazione e caricato di responsabilità in quanto parliamo del futuro di bambini e ragazzi, ma in ogni caso anche se faticoso, il confronto è utile e permette di migliorarti, è bello poi quando ricevi mail come quella di Francesco Lacchia, che con il suo contributo attivo cerca di donare ai propri figli, ma anche ad altri qualcosa di più.

Questa la sua e-mail in merito all’articolo Insegnare ai bambini a programmare:

Mi sto documentando per insegnare un po’ di programmazione ai miei bambini (8-10 anni).

In merito al tuo articolo in oggetto, ho tradotto l’info-grafica in allegato. Se vuoi inserirla nel tuo articolo per chi non ha dimestichezza con l’inglese… e forse proprio chi avrebbe bisogno di essere edotto su questi temi, spesso è anche a digiuno di inglese.

Purtroppo vedo che anche molto del materiale interattivo che si trova on-line arriva da oltreoceano e non ha versioni in italiano. Questo è un po’ un limite per i bambini italiani. Infatti mi piacerebbe creare un sito per insegnare questi temi ai bambini… ma è solo un’idea embrionale… si vedrà. Intanto quest’estate metterò sotto Sara e Andro come cavie 🙂

Ciao e grazie per tutto il tuo materiale, le idee che fornisci ed induci!

Francesco

Un sincero grazie a Francesco.

Questa l’infografica (un click sull’immagine sul link o sull’immagine per aprire la versione completa).

insegnare-ai-bambini-a-programmare-small

“accendere” la lampadina del pensiero educativo

Se come me anche voi avete difficoltà nel star dietro a tutti i video che possono servire per migliorare la didattica che facciamo ogni giorno allora benvenuti nel fantastico mondo del caos informativo della rete 🙂
Ho cercato in questa breve festa del 1 novembre di selezionare i video che dovrebbero a mio avviso essere visti per “accendere” la lampadina del pensiero educativo, probabilmente la mia lampadina è fulminata 🙂 ma ho cercato qualcosa che potesse dar spunto per riflettere sulle attività e l’organizzazione del “mio fare scuola“.
Ma che bello sarebbe poter usare questi filmati durante un collegio docenti, in modo che momenti “burocratici” che si riducono alcune volte a semplici alzate di mano, possano diventare anche brevi momenti di formazione…
si lo so è fantascuola

Ma in ogni caso la cosa più importante è condividere…
Buona visione.

Liberinbarriera al salone del libro di Torino

Invito di Carola Garosci esteso a tutti:

Vi invitiamo presso
Fiera del libro
Spazio Stock

Domenica 11 maggio ore 13

LIBERINBARRIERA
Tutti a scuola per leggere!
Una libreria grande per un grande quartiere
a cura di Libreria Torre di Abele
e Scuola Media di via Santhià
Interverranno: Nunzia del Vento, Carola Garosci, Gigi Malaroda, Paolo Messina, Rocco Pinto

Sarà illustrata l’iniziativa Liberinbarriera che tra il 28 e il 31 maggio trasformerà la palestra della Scuola Media di via Santhià in una grande libreria costruita con i ragazzi, gli insegnanti, i genitori e i librai, aperta a tutto il quartiere.

Liberinbarriera

 

La scorsa settimana ho avuto modo di collaborare al progetto dell’amica Carola Grosci, preside presso la scuola media di via Santhià 76 di Torino.

Il progetto: creare una manifestazione itinerante tra le scuole, ogni anno a rotazione le palestre si trasformeranno per qualche giorno in librerie aperte a tutto il quartiere.

Per questo bel progetto ho donato parte del mio tempo nella realizzazione del depliant e della locandina.

In allegato la presentazione dell’evento ed il programma.

Liberinbarriera è un’iniziativa che nasce dalla collaborazione tra la scuola media di Via Santhià 76, la libreria La Torre di Abele, la Circoscrizione 6, la DD Gabelli, le Biblioteche Civiche del Comune di Torino, la libreria la Casa delle Note, la DD Via Cimarosa e la DD Novaro. Lo scopo è quello di costruire una grande libreria nella palestra della scuola media di Via Santhià aperta a tutte le scuole del quartiere e al quartiere stesso. Per quattro giorni da mercoledì 28 a sabato 31 maggio la palestra della scuola diventerà una libreria divisa per settori, costruita con i ragazzi, gli insegnanti, i genitori e i librai.

La libreria Liberinbarriera avrà uno spazio dedicato alla fascia 0/6, 6/10 e 11/15 con una suddivisione tematica: Intercultura e Religioni, Storia e Geografia, Scienze ed Educazione affettiva, Natura e Ambiente, Libri in lingua originale e bilingui, Arte e Sport, Classici, Narrativa, Gialli e Fantasy e un settore dedicato agli adulti. L’idea è di far diventare l’iniziativa itinerante tra le scuole: ogni anno a rotazione le palestre si trasformeranno per qualche giorno in librerie aperte a tutto il quartiere.

Programma:

Mercoledì 28 maggio 2008 ore 11,00 conferenza stampa

  • Inaugurazione alle ore 15,00: apertura della libreria alle scuole e al pubblico.
  • Canti e letture animate a cura della DD Gabelli

Giovedì 29 maggio 2008 La libreria è aperta alle visite delle scuole dalle 9,30

  • Ore 15,00 Coro e letture a cura degli allievi della DD Via Cimarosa.

Venerdì 30 maggio 2008 La libreria è aperta alle visite delle scuole dalle 9,30

  • Dalle 10,30 alle 12.00 sarà presente la scrittrice Margherita Oggero per un incontro con studenti e adulti sul tema delle lettura e per leggere le pagine più belle dei libri per ragazzi.
  • Ore 15,00 spettacolo e canti delle classi 2°
  • Ore 17,30 presentazione lavori delle classi 2° e 3°

Sabato 31 maggio 2008 La libreria è aperta alle visite delle scuole dalle 9,30

  • Dalle ore 9,30 alle 10,30 “Consigli di lettura”: studenti, genitori, docenti, amici della scuola e cittadini del quartiere consigliano un libro da leggere.
  • Ore 10,30 concerto di fine anno degli allievi della scuola di Via Santhià.

Per maggiori informazioni:

Tel 011 2424892
mail: liberinbarriera@yahoo.it
web: http://share.dschola.it/viasanthia/