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Domande dagli utenti: “puoi chiarire il concetto di negativo in comune?”

Continuo con la serie delle domande che mi sono giunte sul gruppo Facebook BBC micro:bit Italy, questa volta dall’amico: Davide

ciao Michele Maffucci, uno degli altri “problemi” che ho notato che non capiscono, quando alimenti separatamente, il “negativo in comune”
Magari un giorno affronta l’argomento 🙂

Quando si alimenta separatamente (micro:bit o Arduino da una fonte e motori/driver da un’altra), molti si bloccano sul concetto di “negativo in comune”. Un modo semplice per capirlo è l’esempio dell’ascensore che spesso faccio durante le mie lezioni.

Immagina due persone che vogliono incontrarsi in un edificio:

  • la prima usa come riferimento il piano terra e dice: “sono al 2° piano”;
  • la seconda, però, considera “piano terra” il 1° piano (ha spostato lo zero): anche lei dice “sono al 2° piano”, ma in realtà si trova su un livello diverso.

Risultato: usano numeri uguali, ma riferiti a zeri diversi, quindi non riescono a coordinarsi e incontrarsi.

In elettronica succede la stessa cosa: un segnale “alto” (ad esempio 3,3 V) significa 3,3 V rispetto a un riferimento, cioè rispetto alla massa (GND). Se micro:bit e driver/servo non condividono la stessa massa, quel “3,3 V” può non essere interpretato correttamente perché lo “zero” dell’uno non coincide con lo “zero” dell’altro.

Nota importante: massa e terra non sono la stessa cosa (anche se a volte coincidono)

  • Massa / GND (0 V di riferimento): è il potenziale comune di riferimento del circuito, spesso chiamato anche 0 V. È il “piano terra” della nostra analogia: lo zero rispetto a cui misuriamo e capiamo i segnali.
  • Terra / PE (Protective Earth – protezione): è il collegamento all’impianto di terra, usato soprattutto per sicurezza elettrica (scariche, guasti, schermature).

In molti dispositivi alimentati da rete, la massa del circuito può essere collegata alla terra, e in quel caso massa e terra finiscono per trovarsi allo stesso potenziale e spesso si parla di “0 V”.

In sistemi a batteria (micro:bit, driver, servo, pacchi AA/AAA) come ad esempio i nostri robot didattici, non esiste una “terra” fisica collegata all’impianto: esiste solo la massa come riferimento comune.

Quindi, quando diciamo “mettere il negativo in comune”, intendiamo:

“Rendere comune il riferimento (GND) tra i dispositivi che devono scambiarsi segnali.”

in altro modo:

GND micro:bit < - > GND driver/servo < - > GND batteria motori

In breve: potete tenere alimentazioni separate, ma dovete rendere comune il riferimento (GND), altrimenti i segnali non hanno un “piano zero” condiviso e il controllo diventa instabile.

Schema pratico

GND micro:bit ─────────┐
GND driver/motor board ├──> punto massa comune
GND batteria motori ───┘

Il concetto è: micro:bit invia il segnale, il driver lo interpreta, ma entrambi devono riferirsi allo stesso “0 V”.

Schema di collegamento – casi tipici

A. micro:bit + driver motori DC (ponte H / Motor driver)

  • Batteria motori + (positivo) > Vmot / +VIN driver
  • Batteria motori (negativo) > GND driver
  • micro:bit pin (PWM/direzione) > IN1/IN2/ENA… (driver)
  • micro:bit GND > GND driver (fondamentale)

IMPORTANTE: non serve collegare i “positivi” tra loro; serve collegare i GND.

B. micro:bit + servo (alimentazione servo separata)

  • Batteria servo + (positivo) > V+ servo
  • Batteria servo (negativo) > GND servo
  • micro:bit pin segnale > SIG servo
  • micro:bit GND > GND servo

Senza GND in comune il servo può tremare, non rispondere o muoversi in modo erratico.

C. micro:bit alimentata e motori sullo stesso pacco batterie (solo se il pacco è adeguato)

  • Stesso pacco batterie > micro:bit (tramite regolazione corretta) + driver;
  • GND è già comune per costruzione;
  • è pratico, ma attenzione ai disturbi: spesso conviene comunque separare la potenza motori.

Accorgimenti costruttivi utili

  • collegare “a stella” le masse, ovvero un punto comune su cui colleghiamo tutte le masse vicino al driver/alimentazione motori, evitare se possibile collegamenti di masse in cascata;
  • mantenere i cavi motore e quelli di segnale separati quando possibile;
  • aggiungere condensatori di disaccoppiamento vicino al driver/servi (se il kit non li integra già).

Per approfondimenti consiglio la lettura del post: Sensori e attuatori lontani da Arduino: guida pratica al cablaggio corretto i consigli che vengono forniti possono essere adottati anche per la costruzione dei nostri robot didattici.

Questi concetti verranno approfonditi in modo pratico durante il mio prossimo corso di robotica.

Buon Making a tutti.

I miei corsi per Tecnica della Scuola: Creare un kit di robotica educativa a basso costo 6ª ed.

Ogni anno rivivo la stessa situazione: colleghi motivati, studenti curiosi, qualche kit in laboratorio… e poi l’ostacolo vero, quello che nessun manuale risolve da solo: come rendere la robotica sostenibile, replicabile e davvero “per tutti”, senza dipendere da un unico carrello di materiale costoso o da una singola postazione.

Da qui nasce (e cresce, edizione dopo edizione) “Creare un kit di robotica educativa a basso costo”: un percorso pratico, laboratoriale, pensato per chi vuole costruire un set di robotica essenziale ma potente, personalizzabile e soprattutto portabile in classe con attività pronte.

L’idea chiave del corso è: non comprare un kit, imparare a costruirlo (e a farlo costruire)

Questo webinar non è una “vetrina di strumenti”: è un percorso operativo che vi guiderà a:

  • progettare un robot didattico partendo da zero, con componenti accessibili;
  • impostare un percorso di base su programmazione e robotica, con una metodologia laboratoriale;
  • creare materiali e consegne che puoi riutilizzare ogni anno, adattandole ai tuoi studenti.

Cosa cambia in questa 6ª edizione: più tempo, più attività “effetto laboratorio”

La novità più importante è che questa edizione è stata estesa a 4 lezioni (prima erano 3). Questo tempo in più non è “teoria aggiunta”: è spazio reale per attività che, nella didattica quotidiana, fanno la differenza perché diventano UDA, compiti autentici, mini-progetti e sfide.

In particolare, nella parte avanzata lavoreremo su:

  • controllo del robot con gesture recognition: addestriamo un semplice sistema di Machine Learning che riconosce i gesti dell’utente via webcam, e li trasformiamo in comandi;
  • progettazione e set-up di mini robot Sumo (con focus su regole, arena, test e iterazione);
  • realizzazione di semplici bracci robot (meccanica essenziale + servocomandi + compiti di pick&place).
  • … e molto altro

Robot “stampati” o “di cartone”: il corso resta accessibile anche senza stampante 3D

La struttura dei robot sarà basata su modelli:

  • stampabili in 3D, per chi dispone di stampante;
  • replicabili in cartone (con progetti e sagome), per chi preferisce una soluzione a costo ancora più basso o vuole lavorare in modalità maker “low-tech”.

Questa scelta non è un ripiego: è una strategia didattica. La stessa attività può vivere su materiali diversi, mantenendo invariati gli obiettivi di coding, problem solving e progettazione.

Piattaforme: BBC micro:bit (al centro) e Arduino (per estensioni e ponti)

Il corso nasce con BBC micro:bit come piattaforma centrale (perfetta per avviare coding e robotica anche con studenti al primo approccio). Useremo MakeCode / Blocks per costruire da subito comportamenti significativi e testabili.

Per alcune estensioni e per chi desidera spingersi oltre, porteremo anche esempi e varianti con Arduino, mantenendo però la stessa logica: progetti essenziali, replicabili, sostenibili.

Per micro:bit lavoreremo in particolare con:

  • Ring:bit V2
  • Kitronik :MOVE mini

Struttura del percorso: dalle basi alla costruzione completa

Il corso è progettato per accompagnarvi con progressione chiara (e riusabile in classe):

  1. micro:bit + programmazione a blocchi: basi operative e programmi tipici per gestire un robot (movimento, comandi, logiche).
  2. Tinkercad per la progettazione 3D: modellazione essenziale per creare/riadattare la struttura del robot, con esportazione dei file per stampa 3D o taglio.
  3. assemblaggio: componenti fondamentali (breadboard, motori, sensori, LED) e integrazione HW/SW fino a ottenere un robot funzionante.
  4. lezione extra (novità): ML con webcam per controllo a gesti + Sumo + braccio robot, con indicazioni pratiche su come trasformare tutto in attività valutabili.

Calendario e modalità: 4 webinar live (2 ore ciascuno) + registrazioni

4 incontri in diretta, 2 ore ciascuno, per un totale di 8 ore:

  • Venerdì 16 gennaio 2026 (17:00–19:00)
  • Martedì 20 gennaio 2026 (17:00–19:00)
  • Martedì 27 gennaio 2026 (17:00–19:00)
  • Martedì 3 febbraio 2026 (17:00–19:00)

Il corso è in modalità webinar con docente dal vivo e possibilità di interazione via chat. Inoltre, potrete rivedere le registrazioni senza limiti di tempo e scaricare i materiali dalla piattaforma.

Materiali inclusi: quello che ti serve per replicare in autonomia

Durante il percorso verranno forniti:

  • schede didattiche di approfondimento;
  • file/sorgenti per stampa 3D o taglio delle strutture;
  • codici di programmazione;
  • attività di laboratorio da svolgere con gli studenti.

Il corso è pensato per docenti della primaria (classe quinta) e della secondaria di I e II grado.

È adatto sia a chi parte da zero, sia a chi vuole finalmente mettere ordine e trasformare esperimenti sporadici in un percorso continuativo.

Iscrizione

Se volete iniziare l’anno con un percorso concreto, che vi lascia un kit replicabile e attività spendibili da subito, trovate tutte le informazioni e l’iscrizione nella pagina ufficiale del corso seguendo il link.

N.B. Pubblicherò ulteriori post dove fornirò suggerimenti operativi che vi saranno utili per realizzare con me tutte le attività programmate.

Buon Making a tutti 🙂

Comprensione del testo tecnico – Escape game didattico con BBC micro:bit V2 – icebreaker per l’inizio dell’anno scolastico

Grazie ai molti colleghi che hanno apprezzato l’idea del gioco presentata nel post “Comprensione del testo tecnico – Escape game didattico con Arduino UNO R4 – icebreaker per l’inizio dell’anno scolastico“. In diversi mi avete chiesto una proposta analoga per BBC micro:bit V2: ho quindi riadattato un paio di esercizi di base.

Le motivazioni della creazione di un escape game di questo tipo sono le medesime di quelle indicate nel post indicato sopra.

Questa attività è il primo tassello di un percorso più ampio che presenterò nel mio prossimo corso per Tecnica della Scuola, “Carta, Cartone e Coding“, il corso a fine ottobre, con contenuti aggiornati rispetto alle edizioni precedenti. Se vi interessa restare informati, iscrivetevi alle novità tramite il box:  “Iscriviti al blog tramite email” che trovate nella colonna destra del sito.

Condivido anche il Google Site che ospita il gioco: ho mantenuto un’ambientazione fantascientifica perché è lo stile che preferisco, ma ovviamente potete personalizzarla a piacere. Il nome Aurora-β richiama un mio precedente escape, Aurora-α.

Blackout sull’astronave Aurora-β

Spero che questa versione vi sia utile in classe.

Buon coding a tutti! 🙂

BBC micro:bit – Capire il significato di “beat” in MakeCode

In questi giorni ho risposto ad alcune domande di una collega che sta preparando lezioni sull’uso del BBC micro:bit per l’inizio del prossimo anno scolastico. Mi chiedeva chiarimenti sull’oggetto play e, in particolare, sul significato di beat, con l’obiettivo di spiegarlo in modo semplice e chiaro ai propri studenti. Poiché la questione è ricorrente anche tra i miei allievi, condivido qui la spiegazione completa.

Che cosa significa “beat”?

Nel blocco music.playTone o quando compare l’indicazione Middle C 1 beat, il termine beat indica l’unità di tempo musicale: il battito base, cioè la durata di una nota in funzione del tempo espresso in BPM (battiti per minuto).

Il micro:bit prende come riferimento il tempo corrente (default: 120 BPM).

In pratica:

  • Se il tempo è 120 BPM, 1 beat dura 500 ms (0,5 s).
  • Se il tempo è 60 BPM, 1 beat dura 1000 ms (1 s).

Da qui si deduce che:

  • play tone Middle C for 1 beat → riproduce il Do centrale per la durata di un battito.
  • 2 beats dura il doppio;
  • 1/2 beat dura la metà.

Quanto dura “Middle C 1 beat”?

La domanda tipica degli studenti è: “Quanti millisecondi dura questa nota?”

Dipende dal tempo (BPM) impostato: il micro:bit usa il tempo corrente (default: 120 BPM).

  • A 120 BPM → 1 beat = 500 ms → la nota dura mezzo secondo.
  • A 60 BPM → 1 beat = 1000 ms → la nota dura 1 secondo.
  • A 180 BPM → 1 beat ≈ 333 ms → la nota dura circa un terzo di secondo.

Possiamo adottare la seguente formula generale per dedurre il numero di ms (millisecondi) partendo dai BPM:

Per rendere più immediata la comprensione in classe, di seguito una tabella di corrispondenza e il grafico delle durate:

Durata in beat 60 BPM (1 beat = 1000 ms) 90 BPM (1 beat = 667 ms) 120 BPM (1 beat = 500 ms) 180 BPM (1 beat = 333 ms)
1 beat 1000 ms (1,0 s) 667 ms (0,67 s) 500 ms (0,5 s) 333 ms (0,33 s)
1/2 beat 500 ms 333 ms 250 ms 167 ms
1/4 beat 250 ms 167 ms 125 ms 83 ms
1/16 beat 62,5 ms 42 ms 31 ms 21 ms
2 beat 2000 ms (2 s) 1333 ms (1,33 s) 1000 ms (1 s) 667 ms (0,67 s)
4 beat 4000 ms (4 s) 2667 ms (2,67 s) 2000 ms (2 s) 1333 ms (1,33 s)

Il concetto di beat in MakeCode è un ponte naturale tra programmazione e musica: mostra come il tempo (BPM) determini la durata delle note e come la matematica entri nei calcoli temporali. È un chiaro esempio di integrazione STEAM. Grazie alla collega per lo spunto: la sua domanda mi ha dato l’occasione di chiarire ancora meglio l’uso dei blocchi “Music”.

Buon Coding a tutti 🙂

Robottillo:bit 3.0

Con la versione 2.0 del micro:bit, la confezione del kit include un pratico modello in cartone per tenere insieme il micro:bit e il pacco batterie. Questo contenitore può essere facilmente riprodotto seguendo il link che trovate allegato, ma poiché si deteriora velocemente con l’uso, ho deciso di realizzare un contenitore stampato in 3D più robusto e funzionale.

Qualche tempo fa ho progettato Robottillo:bit V2, un contenitore a forma di robottino pensato per essere resistente e adatto all’uso quotidiano. Su richiesta di alcune maestre, ho recentemente sviluppato due nuove versioni:

  1. Una versione tascabile ancora più semplice e pratica, che mantiene le funzionalità del modello originale in cartone incluso nel kit, ma con una maggiore resistenza e durata.
  2. Una versione indossabile che consente di collegare il micro:bit al pacco batterie grazie a un supporto stampato in 3D. Per questa versione è possibile utilizzare un cinturino con velcro o una fascia di stoffa da fissare al polso con un nodo. Lascio comunque alla fantasia degli studenti la possibilità di personalizzare il modo in cui indossarlo!

Seguendo il link potete prelevare i sorgenti per la stampa 3D.

Fatemi sapere se questi progetti vi sono utili! Nel caso abbiate necessità di modifiche o personalizzazioni, non esitate a contattarmi.