Archivi categoria: corsi

Escape Box didattica: Aurora Station

Negli ultimi mesi ho tenuto decine di corsi rivolti a studenti e docenti, e l’esperienza mi ha confermato che il gioco resta il veicolo più potente per trasmettere competenze e passione per lo studio. In particolare, i laboratori in cui trasformiamo concetti disciplinari in enigmi di un escape game scatenano partecipazione, cooperazione e ragionamento critico in un modo che la lezione frontale difficilmente eguaglia.
L’idea di condensare indizi e sfide in uno spazio portatile ‒ la cosiddetta escape box o valigia enigmatica ‒ è nata proprio da questa esigenza: avere uno strumento replicabile, modulare e a basso costo che possa viaggiare da una classe all’altra, da una disciplina all’altra, senza perdere il fascino “dell’avventura a tempo”».

Qualche settimana fa una collega della scuola secondaria di primo grado ha visto uno dei miei prototipi ‒ una valigia zeppa di schede elettroniche e LED che sviluppo per aziende ‒ e mi ha lanciato una sfida:

Riesci a progettare un dispositivo simile che i miei ragazzi possano ricostruire da soli, usando materiali di recupero, un pizzico di stampa 3D e un budget ridottissimo, così da adattarlo a qualunque materia?

Non potevo non aiutarla, la passione che mette nel suo lavoro meritava una risposta e quindi in un paio di ore di di schizzi e riflessioni è nata Aurora Station: una console di cartone con cinque interruttori e un pulsante, sormontata da un cristallo stampato in 3D ed ho deciso che dal prossimo anno scolastico entrerà all’interno di tutte quelle attività interdisciplinari che vanno dalla progettazione del gioco alla realizzazione fisica degli oggetti, passando per logica, elettronica di base, storytelling e teamwork.

Ovviamente tutto è migliorabile quindi mi perdonerete se l’oggetto non è tecnicamente elaborato, ma dai test fatti dai colleghi l’oggetto nella sua semplicità funziona.

Se volete saperne di più di questo e di altri progetti potete iscrivervi al mio prossimo corso in partenza domani:

ATTIVITÀ STEAM CON CARTA, CARTONE E CODING 4ª ed.

Di seguito una guida di massima sull’uso dello strumento, tenendo in conto che: la narrazione, il design e l’attività didattica può essere modificata come si ritiene.

Narrazione iniziale da leggere in classe

Operazione Aurora – Briefing di missione
Anno 2075. Nelle profondità della Base “Aurora Station” un temporale magnetico ha disattivato l’Aurora Core, il cristallo artificiale capace di ripulire l’aria terrestre dalla CO₂.

Davanti a voi c’è la Console di Emergenza:

  • cinque Chiavi Quantiche (interruttori ON/OFF) che canalizzano l’energia verso il Core;
  • un unico Pulsante di Convalida che dirà se la sequenza impostata è corretta;
  • il Cristallo incastonato sopra la console, pronto a illuminarsi quando la logica sarà corretta.

Dividetevi in squadre, risolvete i quesiti che vi verranno consegnati e sincronizzate le chiavi. Se anche un solo interruttore sarà errato, il Core rimarrà spento e la Terra perderà la sua ultima speranza.

Siete pronti a far brillare l’Aurora Core?

Dinamica di gioco

1. Preparazione

Materiale

  • Scatola di cartone (ex bobina di filamento) verniciata nero opaco
    riciclo e rapidità di assemblaggio
  • 5 interruttori economici ON/OFF
    acquistati in un brico
  • 1 pulsante recuperato
    da un vecchio giocattolo
  • Cristallo e piccoli decori
    Stampati in 3D con PLA traslucido
  • Cartoncini “Carta-Codice”
    ognuno contiene un enigma disciplinare

2. Setup in aula

  1. Fissare interruttori e pulsante sul coperchio della scatola; all’interno collega LED e pulsante in serie con i cinque interruttori ed il pulsante (così basta un solo errore per interrompere il circuito). Il codice di apertura può essere impostato girando gli interruttori.
  2. Incollare il cristallo stampato in 3D sopra il LED.
  3. Consegnare 5 carte gioco con quesiti diversi a ciascun gruppo (può riguardare matematica, scienze, storia, lingua, ecc.).

3. Svolgimento

  1. La console di gioco viene posta al centro dell’aula;
  2. divisione in squadre ‒ ad ogni gruppo viene consegnata una carta gioco;
  3. risoluzione enigmi ‒ quando la squadra crede di avere la risposta:
    • vero → sposta il proprio interruttore su ON
    • falso → lascia su OFF
  4. sincronizzazione ‒ quando tutti i cinque interruttori sono impostati, il docente invita un portavoce a premere il pulsante;
  5. feedback immediato
    • cristallo acceso: missione compiuta, breve esplosione di luce azzurro-bianca;
    • cristallo spento: la logica collettiva è sbagliata; si concede un secondo (ultimo) tentativo di revisione;
  6. debriefing ‒ si ripercorrono gli enigmi, si commenta perché la serie di interruttori funziona (o no) e si evidenzia il parallelismo con la programmazione: basta un solo 0 in un circuito di 1 per “rompere” il sistema.

Azioni che vengono attivate

  • Pensiero computazionale “hands-on” ‒ gli interruttori in serie traducono fisicamente l’idea di valore booleano e di errore bloccante;
  • cooperazione reale ‒ Ogni squadra è responsabile di un solo bit, ma la riuscita dipende da tutti.
  • riciclo creativo ‒ cartone, componenti recuperati e un tocco di stampa 3D dimostrano che la tecnologia può essere accessibile.
  • adattabilità disciplinare ‒ basta cambiare le Carte-Codice e la stessa escape box diventa laboratorio per qualunque materia.

Corso di Processing – lezione 07

Blocchi di Codice e Flusso di Esecuzione in Processing: setup() e draw()

Quando si scrive un programma in Processing, è fondamentale comprendere il flusso di esecuzione del codice. Un programma può essere composto da un insieme di istruzioni sequenziali, ma spesso abbiamo bisogno di strutturarlo in modo più organizzato, definendo ciò che deve accadere una sola volta e ciò che deve essere ripetuto continuamente.

Per questo motivo, Processing utilizza due funzioni principali:

  • setup(): eseguita una sola volta all’inizio del programma.
  • draw(): eseguita continuamente in un ciclo, permettendo di aggiornare la grafica in tempo reale.

1. Il Blocco setup()

La funzione setup() viene eseguita una sola volta all’avvio del programma. Qui possiamo definire le impostazioni iniziali, come la dimensione della finestra, il colore di sfondo e altre configurazioni che non devono cambiare nel tempo.

Esempio: Inizializzare una finestra con sfondo fisso

void setup() {
  size(400, 400); // Imposta la dimensione della finestra
  background(200, 200, 255); // Sfondo celeste
}

In questo caso, background(200, 200, 255); viene eseguito una sola volta all’inizio, quindi lo sfondo non cambia più.

Esercizio: Modificate il codice per impostare uno sfondo giallo e una finestra di dimensione 500×500.

2. Il Blocco draw()

La funzione draw() viene eseguita continuamente, creando un effetto di animazione o interattività.

Esempio: Disegnare un cerchio che segue il mouse

void setup() {
  size(400, 400);
  background(255); // Sfondo bianco
}

void draw() {
  fill(255, 0, 0, 150); // Rosso con trasparenza
  noStroke();
  ellipse(mouseX, mouseY, 50, 50); // Disegna un cerchio che segue il mouse
}

Esercizio: Modificare il codice per cambiare il colore del cerchio ogni volta che il mouse si muove (suggerimento: ricordate come usare la funzione random() vista nella lezione precedente).
Continua a leggere→

Corso di Processing – lezione 06

Gestione del colore in Processing ed utilizzo dei commenti

Il colore è un elemento essenziale nella grafica digitale. In Processing, la gestione dei colori avviene tramite il modello RGB (Red, Green, Blue), in cui ogni colore è definito dalla combinazione di tre valori compresi tra 0 e 255. Esploriamo ora come applicare il colore agli oggetti grafici nei nostri sketch.

1. Il Modello RGB

I colori sugli schermi dei computer vengono generati combinando le tre componenti principali:

  • Rosso (Red)
  • Verde (Green)
  • Blu (Blue)

Ciascuna componente può assumere valori da 0 (assenza di colore) a 255 (massima intensità). Per esempio:

size(400, 400); // Imposta la finestra
background(0, 0, 255); // Sfondo blu

Alcuni esempi di colori nel modello RGB:

  • Nero → fill(0, 0, 0);
  • Bianco → fill(255, 255, 255);
  • Rosso → fill(255, 0, 0);
  • Verde → fill(0, 255, 0);
  • Blu → fill(0, 0, 255);
  • Giallo → fill(255, 255, 0);
  • Ciano → fill(0, 255, 255);
  • Magenta → fill(255, 0, 255);

Selezione del Colore in Processing

Quando si lavora con i colori in Processing, può sorgere una domanda fondamentale: come faccio a conoscere i valori RGB di un colore specifico?

Per facilitare questa operazione, Processing mette a disposizione un Color Selector, uno strumento intuitivo che permette di scegliere facilmente un colore e ottenere i relativi valori numerici.

Come accedere al Color Selector

È possibile aprire il selettore di colori direttamente dall’ambiente di sviluppo di Processing andando su:
Menu → Strumenti → Selezionatore dei colori…

Una volta aperta la finestra del selettore, si può esplorare la gamma di colori disponibili e ottenere i relativi valori RGB(Rosso, Verde, Blu). Inoltre, lo strumento fornisce informazioni anche sui valori:

  • HSB (Hue, Saturation, Brightness)
  • Esadecimale (Hex), utile per il web design e altre applicazioni grafiche.

2. Applicare il colore agli oggetti

Per impostare il colore di riempimento di una figura, utilizziamo la funzione fill(), mentre stroke() permette di cambiare il colore del contorno.

Esempio: disegnare un cerchio colorato

size(400, 400);
background(200); // Sfondo grigio
fill(255, 0, 0); // Colore rosso
stroke(0, 0, 0); // Contorno nero
ellipse(200, 200, 150, 150);

Esercizio: Prova a cambiare il colore del cerchio variando i valori RGB nella funzione fill().
Continua a leggere→

Nuova sezione dedicata a Processing!

Ho appena pubblicato una pagina che raccoglie tutte le mie lezioni, esercizi e materiali su Processing in un unico posto comodo da consultare.

Trovate il link diretto nel banner “Processing”, ben visibile nella colonna destra del sito: cliccate e accedete alla raccolta completa, in continuo aggiornamento.

Se state seguendo il corso o cercate ispirazione per le vostre attività in classe, date uno sguardo e fatemi sapere cosa ne pensate ed ovviamente se avete suggerimenti nella realizzazione di lezioni non esitate a segnalarmeli.

Grazie

Lezione 5 – Corso di Elettronica Creativa con Arduino Sensor Kit

Il Buzzer

Quando progettiamo un impianto di automazione abbiamo quasi sempre bisogno di avvisare l’utente di uno stato o di un’anomalia. Oltre alle classiche spie luminose, un modo immediato per “farsi sentire” è impiegare un buzzer, noto colloquialmente come cicalino. Questo piccolo attuatore trasforma un segnale elettrico in un impulso sonoro che può variare da un semplice beep continuo a brevi toni di diversa frequenza.

Tipologie principali di buzzer

Attivo
Contiene un oscillatore interno che genera automaticamente la frequenza fissa non appena viene alimentato.
Con Arduino basta portare il pin di alimentazione a livello HIGH/LOW per abilitare o silenziare il suono.

Passivo
Non possiede oscillatore: necessita di un’onda quadra esterna per farlo vibrare.
Arduino può pilotarlo con PWM (analogWrite) o con la funzione tone() per scegliere la frequenza desiderata.

Tecnologie costruttive

I buzzer – siano essi attivi o passivi – possono realizzarsi con due differenti principi fisici:

  • Magnetici
    una bobina varia il campo magnetico e fa oscillare una sottile membrana metallica.
  • Piezoelettrici
    un disco di materiale piezo si deforma quando riceve tensione, generando la vibrazione acustica.

La scelta fra le due tecnologie dipende principalmente da:

  1. Segnale di pilotaggio disponibile (continua, PWM, ampiezza)
  2. Pressione sonora richiesta (volume)
  3. Spazio e forma concessi dal progetto

Come funziona un buzzer attivo

All’interno è presente un piccolo circuito oscillatore che, alimentato in continua, fa variare il campo magnetico di una bobina. La bobina è rigidamente accoppiata a una membrana, la quale vibra alla frequenza impostata dal circuito e produce un suono costante. In pratica: lo accendiamo – suona; lo spegniamo – tace.

Dati tecnici

  • Tensione nominale: 6V DC
  • Tensione di esercizio: 4-8V DC
  • Corrente nominale: < 30mA
  • Tipo di suono: segnale acustico continuo
  • Frequenza di risonanza: ~2300 Hz

Come funziona un buzzer passivo

Il buzzer passivo è sprovvisto di oscillatore e si comporta come un piccolo altoparlante: emette il tono dell’esatta frequenza del segnale che riceve. Con Arduino possiamo quindi:

  • generare una frequenza fissa con tone(pin, freq);
  • modulare il duty-cycle tramite analogWrite() per variare il volume;
  • creare melodie cambiando velocemente frequenza e durata.

Dati tecnici

  • Tensione nominale: 5V DC
  • Tensione di esercizio: 4-8V DC
  • Corrente nominale massima: ≤ 32 mA
  • Min. Uscita audio a 10 cm: 85 dB
  • Temperatura di esercizio: da 20°C a 45°C

Poiché vogliamo utilizzare il buzzer dell’Arduino Sensor Kit a questo punto possiamo chiederci:

“ma di che tipo è il buzzer di questo kit?”

E’ un buzzer di tipo passivo.

Nelle spiegazioni abbiamo parlato di PWM, di seguito alcuni dettagli, ma se volete approfondire consultate le mie slide: Alfabeto Arduino – Lezione 2 e l’approfondimento su questo sito: Arduino – Approfondimenti sulla modulazione di larghezza di impulso (PWM).

Per uno studio ancora più approfondito: Secrets of Arduino PWM.

Che cos’è il PWM

La modulazione di larghezza d’impulso, o PWM (Pulse Width Modulation), è una tecnica che permette di ottenere effetti analogici usando mezzi digitali. Il controllo digitale genera un’onda quadra, un segnale che passa continuamente da acceso (ON) a spento (OFF). Variando la frazione di tempo in cui il segnale rimane acceso (alto) rispetto a quella in cui rimane spento (basso), è possibile simulare tensioni intermedie tra lo 0 V (spento) e i 5 V (acceso al 100 %). Il periodo in cui il segnale resta acceso si chiama larghezza dell’impulso. Modificando (ovvero modulando) questa larghezza si ottengono valori analogici diversi. Se la commutazione ON/OFF avviene abbastanza velocemente, il segnale risulta percepito come una tensione “media” continua compresa tra 0 V e 5 V.
Questo segnale PWM può dunque essere usato per controllare con facilità un buzzer passivo.
Per generare segnali PWM con Arduino si utilizza la funzione analogWrite(), mentre digitalWrite() produce solo segnali in corrente continua (DC).
Sulla tua scheda ci sono sei pin digitali contrassegnati dal simbolo “~” (tilde), che indica la capacità di gestire un segnale PWM: 3, 5, 6, 9, 10, 11. Questi sono chiamati pin PWM.

Collegamenti

Come abbiamo detto precedentemente Il buzzer del kit è passivo: non produce autonomamente il tono, ma vibra quando riceve un’onda quadra. Con analogWrite() inviate un’onda PWM; variando il duty-cycle (0-255) variate il volume.

Esempio 1:  emissione di un beep

/* Prof. Maffucci Michele
   beep con il buzzer
   14.05.25
*/

const int BuzzerPin = 5;       // D5 ha anche il simbolo ~ = PWM

void setup() {
  pinMode(BuzzerPin, OUTPUT);  // imposta il pin come uscita
}

void loop() {
  analogWrite(BuzzerPin, 128); // 50 % di duty-cycle ≈ volume medio
  delay(1000);                 // suona per 1 s
  analogWrite(BuzzerPin, 0);   // silenzio
  delay(1000);                 // pausa di 1 s
}

Funzionamento del codice

  • pinMode()
    imposta il pin in uscita, così può fornire tensione
  • analogWrite(pin, val)
    genera un’onda quadra a ~490 Hz sul pin; val è il duty-cycle (0 = 0 %, 255 = 100 %)
  • delay(ms)
    pausa del programma – qui determina per quanto tempo il buzzer resta attivo/inattivo

Continua a leggere→