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5 minuti da Maker – supporto per saldatura elettrica

In laboratorio, quando bisogna stagnare cavi e cavetti, la difficoltà più comune è sempre la stessa: tenere fermo il filo nella posizione giusta mentre si lavora con saldatore e stagno. Per rendere questa operazione più semplice (e più “pulita” sul banco), ho realizzato un piccola basa costituita da due morsetti stampabile in 3D, pensato come supporto rapido per assistere la saldatura di cavi elettrici.

La struttura è volutamente essenziale ed è composta da tre elementi: una base e due mollette che si incastrano nella base. Ho realizzato anche una seconda versione della base che ermette due distanze diverse dai morsetti, così è possibile avvicinare o allontanare le mollette in base al tipo di filo o alla lavorazione da effettuare.

Come per il porta bobine di stagno che avevo condiviso nel post precedente, anche qui l’obiettivo è uno: mettere ordine e velocizzare le operazioni quando si salda, soprattutto in contesti didattici dove avere supporti semplici e robusti fa davvero la differenza.

  • Stampa rapida;
  • nessun supporto necessario;
  • assemblaggio a incastro, zero viti.

File per la stampa 3D

Seguendo il link è possibile scaricare i file e stampare le parti.

Buon Making a tutti 🙂

5 minuti da Maker: mettiamo ordine sul banco da lavoro – portastagno

Supporto bobina porta stagno

In laboratorio succede sempre la stessa cosa: la bobina di stagno (o un qualunque filo su rocchetto) viene appoggiata “al volo”, rotola, si incastra tra i cavi… e a fine attività nessuno la rimette al suo posto. Risultato: banco disordinato, rischio di urti/cadute e tempo perso a cercare gli strumenti.

Per risolvere con una micro-soluzione da maker, oggi vi propongo un porta-bobina stampabile in 3D: zero supporti, stampa veloce, uso immediato. È uno di quei piccoli accessori che, messi in più postazioni, migliorano davvero l’ordine e la routine del banco (soprattutto con gli studenti).

Vi lascio il link diretto a Makerworld dove potete prelevare i file per la stampa 3D.

In labortatorio abbiamo bobine di filo elettrico e stagno di diverse dimensione ed ho pensato di trasformarlo questo semplice oggetto in una mini-attività di modellazione e stampa 3D: “ogni gruppo stampa e adotta un accessorio”, poi a fine lezione se ne fa un check rapido su funzionalità ordine e ripristino postazione, tutto ciò dovrebbe diventare un modo per far si che gli studenti diventino partecipi nell’organizzazione degli spazi in cui studiano e lavorano.

Buon Making a tutti 🙂

Arduino nello zaino, upgrade: un saldatore TS101 in un rugged case stampato in 3D

 

Nel post “Arduino nello zaino” raccontavo l’idea di fondo: non portarsi dietro un mini-laboratorio completo, ma una dotazione minima, ordinata e pronta per qualsiasi micro-attività (in aula, in laboratorio, in giro).

Oggi aggiungo un tassello importante, l’uso di un saldatore elettrico portatile per la realizzazione di circuiti elettronici.

Ne ho provati tantissimi, a gas, a batteria, ma da qualche tempo uso il Miniware TS101, perché unisce portabilità, alimentazione flessibile e controllo della temperatura.

Con Arduino, ma in generale nella realizzazione di circuiti elettronici, prima o poi capita sempre almeno uno di questi scenari:

  • un cavetto Dupont che si sfila/si rompe e volete rifare un collegamento pulito;
  • un sensore o un connettore che volete rendere più robusto (saldatura + guaina termorestringente);
  • una piccola riparazione al volo (header, pin storti, fili su jack o morsetti);
  • saldare su circuiti PCB o millefori.

inoltre l’uso di un saldatore di queste dimensioni resta coerente con la logica che descrivevo nel post precedente: setup rapido, ordine, micro-attività replicabili.

Caratteristiche del TS101

Alimentazione: USB-C PD e DC “classico”

Il TS101 supporta due ingressi di alimentazione:

  • DC5525 (9–24 V) da alimentatore o batteria
  • USB-C Power Delivery (PD) da 9 V in su (caricatore PD / power bank PD, ecc.)

IMPORTANTE: non vanno usate contemporaneamente le due alimentazioni.

Nel manuale utente trovate anche una tabella che collega tensione/potenza e tempo minimo per passare da 30°C a 300°C (valori dichiarati):

  • 9V (≈9W): ~95 s
  • 12V (≈16W): ~43 s
  • 16V (≈30W): ~22 s
  • 19V (≈40W): ~15 s
  • 24V (≈65W): ~9 s

Potenza e profili PD

  • In DC lavora tipicamente 9–24 V fino a 65 W max.
  • In USB-C PD può arrivare (a seconda di firmware e alimentatore) fino a 90 W max con PD 3.1.

Range temperatura e stabilità

  • 50–400 °C con stabilità dichiarata ±2%.

Display

  • Display OLED più grande (128×32) rispetto a TS100, menu più ricco, preset e opzioni.

Comandi e uso base

  • Pulsante A: avvio riscaldamento / regolazione
  • Pulsante B: impostazioni / regolazione
  • OLED con icone di stato (boost, movimento, sleep, ecc.)
  • Presenza di vite di terra (ground screw)

Preset e regolazione temperatura

Potete lavorare con temperature preimpostate T1/T2/T3, oppure regolare “al volo”.

Boost mode

In riscaldamento, tenendo premuto A entri in boost mode: la punta sale alla temperatura “Boost” finché tenete premuto; rilasciando, torna alla temperatura di lavoro.

Sleep/Standby

  • se in working mode il TS101 resta fermo per 180 s (default), entra in sleep (compare “zZ”) e la punta scende alla “Sleep Temp”;
  • quando viene rilevato movimento, esce dallo sleep e torna in working mode;
  • se resta fermo in sleep per 240 s (default), passa in standby; dopo ulteriore tempo, lo schermo si spegne;
  • la lettera “M” sul display indica che il TS101 si sta muovendo;
  • parametro MsenUnit (sensibilità 1–5: più alto = più sensibile).

Configurazione rapida via file

Una funzione molto interessante è la gestione tramite file:

    1. collegate il TS101 al PC con cavo dati USB-C
    2. compare un disco virtuale
    3. modificate CONFIG.TXT e i parametri vengono aggiornati

Questo è ottimo per preparare un “config” standard (temperature preset, tempi sleep, luminosità, sensibilità movimento) identica per più dispositivi.

Firmware update

  • tenete premuto A;
  • collegate via USB-C al PC (entra in DFU mode);
  • copiate il file firmware nel disco virtuale.

Sicurezza e limiti termici

  • range punta: 50°C–400°C;
  • dopo 5 minuti ad alta potenza sopra 350°C (o uso prolungato) il controller può arrivare a ~50°C;
  • quando non in uso, spegnere per evitare rischi;
  • se compare “No tip!”, la punta non è inserita correttamente e va reinstallata.

Compatibilità punte: un vantaggio pratico (e economico)

  • Il TS101 è compatibile con le punte TS100: se avete già punte, le riusate; se dovete comprarle, trovate molta scelta.

La custodia rugged stampata in 3D

Se il saldatore è portatile, il punto debole diventa il trasporto: punta, cavo, stagno, spugnetta/lanetta… tutto deve essere protetto e ordinato.

Un contenitore stampato 3D risulta molto utile, ciò evita di utilizzare la scatola di cartone con cui vi viene venduto il saldatore. Il contenitore che ho stampato è una custodia rugged multi-scomparto, pensata specificamente per TS100/TS101, e derivata (remix) da un progetto precedente che trovate seguendo il link allegato.

Su Makerworld trovate molti contenitori simili a quello che sto utilizzando io ma questa soluzione mi piace perché:

  • può ospitare TS100/TS101
  • cavo
  • rocchetto stagno
  • lana metallica per pulizia punta
  • stand/rest (con cuscinetto 608, usato come appoggio per il saldatore caldo)
  • vani extra per piccoli accessori/ricambi

riassumendo una configurazione minimalista come piace a me 🙂

Buon Making a tutti 🙂

Arduino nello zaino: 4 “laboratori” trasportabili stampabili in 3D per avere sempre una base di prototipazione pronta

Chi fa didattica laboratoriale (o semplicemente ama sperimentare) lo sa: il problema non è avere gli strumenti, ma riuscire a portare con sé una dotazione minima che permetta di accendere il cervello “maker” ovunque ci si trovi.

Io ho già i miei laboratori completi, a casa e a scuola, dove posso fare tutto ciò che mi serve, però nello zaino porto sempre una piccola base di sperimentazione: una scheda Arduino, una breadboard, qualche cavetto e pochi componenti selezionati. Non è un “mini laboratorio” nel senso classico del termine, ma è qualcosa di altrettanto prezioso: un sistema ordinato e trasportabile che riduce l’attrito e rende immediata qualsiasi micro-attività.

In questo post vi segnalo 4 tipologie di contenitori/workstation stampabili in 3D pensate proprio per questo: tenere insieme scheda, breadboard, jumper e componenti, proteggere il setup e arrivare in aula (o ovunque) già pronto a partire.

Perché ritengo che questi organizer siano utili anche se avete un laboratorio completo

  • setup più veloce: appoggi, apri, colleghi l’USB e inizi;
  • ordine e componenti “a prova di zaino”: meno dispersione, meno “dov’è finito quel cavetto?”;
  • micro-attività replicabili: perfetti per dimostrazioni, tutoraggi, ASL, attività itineranti, laboratori in aule non attrezzate;
  • continuità nelle sperimentazioni personali: potete riprendere un prototipo esattamente dov’era rimasto, senza ricostruire tutto da zero.

All’organizer associo anche un piccolo contenitore rigido in cui dispongo ulteriori componenti elettronici.

The Folding Arduino Lab (il “classico” da zaino)

È quello che uso da sempre: The Folding Arduino Lab di Jason Welsh già segnalato qualche tempo fa su questo sito.
L’idea è semplice: un contenitore compatto che integra Arduino + breadboard (400 punti) + cassetti per cavetti e componenti. In uno spazio ridotto (indicativamente 10×9×8 cm) vi portate dietro l’essenziale.

I motivi per cui uso questa soluzione sono:

  • struttura “a libro”: protegge il setup e lo rende trasportabile, ovviamente non bisogna pretendere molti componenti sulla breadboard;
  • due vani/cassetti: ottimi per jumper, LED, resistenze, pulsanti, piccoli sensori;
  • è un progetto con molte varianti e remix: facile trovare adattamenti e accessori;
  • nota personale: l’autore ha sviluppato diverse versioni; io attualmente utilizzo la versione 2, su cui ho montato un Arduino UNO R4 WiFi.

Vi segnalo che con questo kit potete evitare, per le cerniere, l’uso di elementi metallici che possono essere sostituiti con filamento per la stampa 3D che risultano relativamente robusti e rimovibili.

Supporto/Stazione di lavoro modulare per Arduino UNO e breadboard (modulare e “scalabile”)

Questa soluzione è pensata come una workstation regolabile e modulare, ideale se vuoi una base ordinata non solo per trasporto, ma anche per lavorare “pulito” su banco (e poi richiudere e portare via).
La Modular Arduino UNO Breadboard Holder/Workstation (V2) è dichiarata come progetto modulare, con inserti, tray e mount selezionabili, e con impostazioni/accortezze legate alla stampa “print-in-place” in alcune parti.

Caratteristiche interessanti

  • modularità reale: potete scegliere vassoi/inserti in base a cosa usate (jumper, sensori, viteria, ecc.);
  • approccio “workstation” più che “scatola”: molto comoda per lavorare in modo ordinato;
  • ottima se volete aggiungere nel tempo moduli e supporti (display, sensori, ecc.).

Portable Arduino Lab (PAL) – molto compatto

Il Portable Arduino Lab (PAL) è una versione più piccola della workstation, pensata esplicitamente per “piccoli progetti on the go”, è dichiarato compatibile con Arduino UNO R3 e UNO R4.

Cosa mi piace

  • È progettato come “compagno di laboratorio”: base + chiusura + possibilità di storage;
  • ha indicazioni di stampa molto chiare: per esempio layer height 0,2 mm e attenzione alle tolleranze della cerniera/parti in movimento;
  • pPrevede anche opzioni e aggiornamenti: ad esempio supporti per breakout (ESP32 / Arduino Nano) sono citati tra gli update del progetto.

Nota pratica

In alcune configurazioni richiede viteria (M3x25) e una piccola fase di assemblaggio; non è un difetto, ma una scelta per robustezza e funzionalità.

Arduino R4 Laboratorio Portatile – “print in place” dedicato a UNO R4

Questa soluzione è centrata su Arduino UNO R4 e punta alla massima portabilità con la logica “print-in-place”. È indicato l’uso con breadboard da 400 punti e il fissaggio della scheda con viti M2.5 (fino a una certa lunghezza). (Seguire il link per prelevare i file per la stampa)

Scegliere questa soluzione se:

  • lavorate principalmente con UNO R4 e volete un contenitore dedicato.
  • se vi interessa un progetto già impostato con un layout essenziale: scheda + breadboard + vano.

Cosa mettere nello zaino

Se volete rendere davvero efficace uno di questi organizer, la differenza la fa la scelta dei componenti. Io ragiono per “massima resa didattica con minimo volume”:

  • Arduino (nel mio caso UNO R4 WiFi) + cavo USB;
  • breadboard 400 punti + cavetti jumper (M-M, M-F, F-F in piccola quantità);
  • set micro: LED + resistenze, 1–2 pulsanti, 1 potenziometro;
  • 1 sensore “jolly” (LDR o temperatura/umidità) + 1 attuatore (buzzer o micro-servo);
  • mini cacciavite / pinzetta, un paio di cavetti Dupont extra;
  • (opzionale) Power bank se volete lavorare senza PC per attività specifiche.

Sto realizzando in questi mesi una versione di un mini laboratorio trasportabile contenuto in una rugged bag, le classiche valigette a tenuta stagna molto robuste, le uso spesso per la realizzazione di giochi escape o per contenere apparati delicati, se riuscirò vi mostrerò più avanti il risultato.

Buon Making a tutti 🙂

Domande dagli utenti: “puoi chiarire il concetto di negativo in comune?”

Continuo con la serie delle domande che mi sono giunte sul gruppo Facebook BBC micro:bit Italy, questa volta dall’amico: Davide

ciao Michele Maffucci, uno degli altri “problemi” che ho notato che non capiscono, quando alimenti separatamente, il “negativo in comune”
Magari un giorno affronta l’argomento 🙂

Quando si alimenta separatamente (micro:bit o Arduino da una fonte e motori/driver da un’altra), molti si bloccano sul concetto di “negativo in comune”. Un modo semplice per capirlo è l’esempio dell’ascensore che spesso faccio durante le mie lezioni.

Immagina due persone che vogliono incontrarsi in un edificio:

  • la prima usa come riferimento il piano terra e dice: “sono al 2° piano”;
  • la seconda, però, considera “piano terra” il 1° piano (ha spostato lo zero): anche lei dice “sono al 2° piano”, ma in realtà si trova su un livello diverso.

Risultato: usano numeri uguali, ma riferiti a zeri diversi, quindi non riescono a coordinarsi e incontrarsi.

In elettronica succede la stessa cosa: un segnale “alto” (ad esempio 3,3 V) significa 3,3 V rispetto a un riferimento, cioè rispetto alla massa (GND). Se micro:bit e driver/servo non condividono la stessa massa, quel “3,3 V” può non essere interpretato correttamente perché lo “zero” dell’uno non coincide con lo “zero” dell’altro.

Nota importante: massa e terra non sono la stessa cosa (anche se a volte coincidono)

  • Massa / GND (0 V di riferimento): è il potenziale comune di riferimento del circuito, spesso chiamato anche 0 V. È il “piano terra” della nostra analogia: lo zero rispetto a cui misuriamo e capiamo i segnali.
  • Terra / PE (Protective Earth – protezione): è il collegamento all’impianto di terra, usato soprattutto per sicurezza elettrica (scariche, guasti, schermature).

In molti dispositivi alimentati da rete, la massa del circuito può essere collegata alla terra, e in quel caso massa e terra finiscono per trovarsi allo stesso potenziale e spesso si parla di “0 V”.

In sistemi a batteria (micro:bit, driver, servo, pacchi AA/AAA) come ad esempio i nostri robot didattici, non esiste una “terra” fisica collegata all’impianto: esiste solo la massa come riferimento comune.

Quindi, quando diciamo “mettere il negativo in comune”, intendiamo:

“Rendere comune il riferimento (GND) tra i dispositivi che devono scambiarsi segnali.”

in altro modo:

GND micro:bit < - > GND driver/servo < - > GND batteria motori

In breve: potete tenere alimentazioni separate, ma dovete rendere comune il riferimento (GND), altrimenti i segnali non hanno un “piano zero” condiviso e il controllo diventa instabile.

Schema pratico

GND micro:bit ─────────┐
GND driver/motor board ├──> punto massa comune
GND batteria motori ───┘

Il concetto è: micro:bit invia il segnale, il driver lo interpreta, ma entrambi devono riferirsi allo stesso “0 V”.

Schema di collegamento – casi tipici

A. micro:bit + driver motori DC (ponte H / Motor driver)

  • Batteria motori + (positivo) > Vmot / +VIN driver
  • Batteria motori (negativo) > GND driver
  • micro:bit pin (PWM/direzione) > IN1/IN2/ENA… (driver)
  • micro:bit GND > GND driver (fondamentale)

IMPORTANTE: non serve collegare i “positivi” tra loro; serve collegare i GND.

B. micro:bit + servo (alimentazione servo separata)

  • Batteria servo + (positivo) > V+ servo
  • Batteria servo (negativo) > GND servo
  • micro:bit pin segnale > SIG servo
  • micro:bit GND > GND servo

Senza GND in comune il servo può tremare, non rispondere o muoversi in modo erratico.

C. micro:bit alimentata e motori sullo stesso pacco batterie (solo se il pacco è adeguato)

  • Stesso pacco batterie > micro:bit (tramite regolazione corretta) + driver;
  • GND è già comune per costruzione;
  • è pratico, ma attenzione ai disturbi: spesso conviene comunque separare la potenza motori.

Accorgimenti costruttivi utili

  • collegare “a stella” le masse, ovvero un punto comune su cui colleghiamo tutte le masse vicino al driver/alimentazione motori, evitare se possibile collegamenti di masse in cascata;
  • mantenere i cavi motore e quelli di segnale separati quando possibile;
  • aggiungere condensatori di disaccoppiamento vicino al driver/servi (se il kit non li integra già).

Per approfondimenti consiglio la lettura del post: Sensori e attuatori lontani da Arduino: guida pratica al cablaggio corretto i consigli che vengono forniti possono essere adottati anche per la costruzione dei nostri robot didattici.

Questi concetti verranno approfonditi in modo pratico durante il mio prossimo corso di robotica.

Buon Making a tutti.