Pocket C.H.I.P. tra le mie mani

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Mi ero ripromesso di scrivere un post sulle funzionalità di Pocket CHIP che mi è stato consegnato la settimana scorsa, avevo aderito alla campagna di raccolta fondi su kickstarter l’anno scorso. Poiché sono in “modalità vacanza” 😃 questo che leggete non sarà un tutorial ma semplicemente una descrizione veloce dell’oggetto, più avanti scriverò articoli di approfondimento i cui vi parlerò delle applicazioni precaricate, coding su C.H.I.P., creazione di dispositivi IoT e molto altro, nel mentre vi rimando al sito di riferimento su cui potete trovare descritte tutte le funzionalità. Il dispositivo è un PC Linux a tutti gli effetti al suo interno trovano posto un scheda CHIP il microcomputer da 9 dollari che già posseggo da tempo e di cui mi sono giunti pochi giorni fa le schede adattartici VGA e HDMI per il collegamento al monitor. C.H.I.P. ha funzionalità simili a quelle di un Raspberry Pi Zero, quindi come per il concorrente certamente utilissimo nella didattica.

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Perché attratto da Pocket C.H.I.P.?
Immaginavo giovani studenti con un simil Game Boy Linux riprogrammabile nello zainetto.

Caratteristiche:

  • Processore Allwinner R8 Cortex A8 da 1 GHz con una GPU Mali-400
  • 512 MB RAM
  • 4GB NAND flash (quindi assente microSD)
  • 802.11 b/g/n Wi-Fi + Bluetooth 4.0
  • Video Output – jack da 3.5mm per il composito e l’audio mentre HDMI e VGA disponibili con schede adattatrici
  • Una porta USB host, una micro USB OTG
  • Due file di connettori per aggiunta di schede
  • Alimentazione da 5V attraverso la micro USB OTG o batteria
  • Dimensioni della sola scheda CHIP – 60 x 40 mm
  • Sistema operativo Debian

Tra le app disponibili Chromium, LibreOffice e Scratch e molte altre.

Inserendo la scheda CHIP dietro alla struttura Pocket trasformiamo CHIP in un computer Linux portatile.

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Caratteristiche:

  • Schermo touch da 4.3 pollici (480×272)
  • Tastiera QWERTY
  • Batteria da 3000 mAh (autonomia abbastanza lunga circa 5 ore)

E se desiderata interagire con il mondo esterno disponibile un connettore GPIO 8 connettori GPIOs, 1pin PWM, SPI, TWI (I2C), UART, MIPI-CSI, LCD output, Touchpanel input.

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Per approfondimenti:

Cosa farne ora?
Date uno sguardo alla sezione Projects e date sfogo alla vostra fantasia da Maker. 🙂

Io invece tra breve riabilitazione al mare 🙂 e nello zaino il mio Pocket C.H.I.P.

Buone vacanze a tutti 🙂

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DotBot S – il piccolo robot per i vostri primi esperimenti di coding con Arduino

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Mio figlio: “papà ma non è che tu sei un po’ fissato per la robotica?” 🙂
Io: “sicuramente figlio! Ma io al tuo Pokémon Go preferisco DotBot” 🙂

Le avventure di DotBot continuano…

Durante l’ultima Mini Maker Faire di Torino mi è stato chiesto se mi aspettassi altro da DotBot oltre che la mia personale azione didattica ed ho risposto in questo modo:
creare oggetti fisici utili per l’apprendimento è per me parecchio stimolante inoltre il feedback che ne ricevo dagli utenti induce ovviamente alla relazione e allo studio continuo aggiungendo ogni volta l’esperienza anche di altri, quindi utilissimo anche per sperimentare altre azioni didattiche”, quindi alla fine tratto DotBot come un catalizzatore per fare anche altro.
In un certo senso sto cercando di applicare il metodo Lean Startup con DotBot in modo da fare piccoli passi di “innovazione” (per me) senza sprechi per giungere a qualcosa di interessante.

La versione di DotBot che conoscete è il frutto di una serie di prototipi realizzati nei mesi passati. Negli scorsi giorni ho ripreso una delle primissime idee, rielaborando alcune parti, ed in un paio di giorni ho realizzato una piccolo robottino che abbiamo chiamato DotBot S, molto semplice nella forma e nelle funzionalità, ma proprio per questo ritengo utile per chi incomincia con l’elettronica e il coding, con la speranza che altri ne facciano un branch… per dirla alla git e producano altro.

Durante la mia convalescenza alcuni utenti (studenti) mi hanno chiesto di portare avanti il progetto EduRobot e per ottimizzare gli sforzi ho deciso di unirlo al progetto DotBot creando un elemento che facesse da ponte tra le due sperimentazioni molto simili, questo elemento di unione è appunto DotBot S che porta con se le idee che poi sono state utilizzate anche sul fratello maggiore DotBot.

Ma qual’è l’idea?
La necessità di avere uno strumento multifunzionale da unire ai vari starter kit di Arduino, italiani e non originali o compatibili 🙂 che permettesse di avere una base di lavoro dove disporre scheda e breadboard per effettuare le prime sperimentazioni per poi trasformarla con pochissimi elementi in un semplicissimo robot su cui poter effettuare espansioni personali, ho immaginato ad esempio gli studenti di scuola elementare e media che caratterizzano con cartoncino colorato DotBot S.
Gli elementi di blocco (come si possono notare nelle fotografie che seguono) per scheda Arduino e breadboard non fanno uso di viti metalliche e permettono di assemblare il tutto rapidamente, le viti vengono usate esclusivamente per la composizione della configurazione Robot.

Questa versione di DotBot è stata pensata certamente per tutti coloro che intendono incominciare le prime sperimentazioni con Arduino e la robotica, ma soprattutto per gli insegnanti che si trovano nella condizione di dover realizzare atelier digitali ed implementare subito con i propri allievi strutture robotica semplici da montare, immaginando il percorso: modellazione 3D, stampa 3D, coding.
Nelle prime fasi di sperimentazioni il rischio di sprecare materiale e tempo è abbastanza elevato pertanto avere sussidi che abbiano costi bassi credo sia essenziale, deciderà poi l’insegnante se sperimentare con altre tipologie di robot come ad esempio il più grande DotBot.

Giusto per chiarire, per chi si aspetta una versione di DotBot con funzioni simili all’apina BeeBot come promesso dico che è già fatta, stiamo solo cercando di ridurre i costi, DotBot S non è la risposta a questa necessità, DotBot S è un’altra cosa.

Ma quanto costa realizzare DotBot S?

Pensando ad una stampa in PLA con un costo di 22 € al kg abbiamo scelto di ridurre leggermente la qualità scegliendo lo spessore del layer di 0,3 mm e riempimento al 15% il costo complessivo di produzione, comprensivo di consumi elettrici è di circa € 1,30.
Noterete anche nelle fotografie che la qualità di stampa volutamente non è alta semplicemente per questione di costi (ed è anche un po’ una scusa per non dire che la stampante necessitava di taratura… ho le cinghie della stampante da sostituire 🙂 )

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Spesso abbiamo notato che le scuole medie e superiori acquistano i soliti starter kit Arduino quindi a questi sarà sufficiente aggiungere poco di più, due servomotori una batteria da 9V ed un sensore ad ultrasuoni.

Perché i servomotori a rotazione continua?
Perché volevamo evitare, almeno in questa fase, l’uso di shield motori e ridurre la complessità per gli studenti più giovani, dopo di che, poiché tutto è open lascio ad altri modifiche al progetto con l’uso dei motori che si preferisce.

In aggiunta se la necessità è risparmiare si possono sempre effettuare lavori di gruppo e magari divertirsi e sperimentare del project learning.

Lista della spesa

N. 2 servomotori a rotazione continua
N. 1 scheda Arduino
N. 1 sensore ad ultrasuoni HC-SR04
N. 1 batteria da 9V
N. 1 connettore per batteria 9V con jack 2,1×5 mm
N. 14 viti M3 da 10 mm
N. 14 dadi M3
N. 2 biglie di vetro da 16 mm
N. 2 elastici da 50 mm
pin di connessione tra breadboard e servomotore.

Se possedete già una scheda Arduino in versione originale o compatibile, il costo più elevato risiede nei servomotori a rotazione continua, che possono essere acquistati ad una cifra di circa 12 € l’uno, dovreste riuscire a rimanere sotto la soglia dei 30 € che ritengo decisamente economico.

Lascio alla vostra fantasia e a quella dei vostri studenti implementare attività didattiche interessanti, basterebbe ad esempio un sensore ad infrarossi ed un qualsiasi telecomando per TV per avere robot comandati a distanza quindi con pochi euro possiamo aumentare parecchio le possibilità di sperimentazione.

Ho immaginato tanti DotBot S pilotati a distanza mediante i telecomandi che ogni studente si porterà casa. In un’attività ad esempio di educazione stradale, i DotBot S diventano le automobili su cui ogni studente deve agire.
Immagino l’attività di apprendimento della composizione di una frase in italiano, su di un piano vengono dispose le parti mischiate di una frase e con bambini con i DotBot S devono percorrere la strada giusta per comporre correttamente la frase.
Ma ancora l’attività in cui i bambini imparano ad usare Thinkercad stampando dei numeri dopo di che i numeri vengo disposti a terra. Con dei DotBot S i bambini potrebbero, mediante telecomando che comanda il robot, spostare i numeri nell’insieme pari e nell’insieme dispari. Attività simili si possono pensare con vocali e consonanti, oppure forme geometriche, ecc… Insomma l’attività didattica diventa un’incredibile attività laboratoriale e la robotica una materia trasversale a tutte le discipline.

Cosa succederà ora?
Come già scritto in precedenti articoli, DotBot e DotBot S saranno oggetti che utilizzerò nei prossimi mesi e ciò che ho suggerito come attività di sperimentazioni didattiche diventeranno vere attività implementate da colleghi che hanno dimostrato forte interesse per il progetto. Ovviamente ne faremo dei report che verranno pubblicati.

Nel messe di agosto organizzerò dei CoderDojo e attività di formazione gratuite su robotica ed Arduino presso il mio paese di origine e proprio in quella occasione farò scorrazzare per la piazza del paese un po’ di DotBot e DotBot S, ma ne darò notizia nei prossimi giorni.

Alcuni suggerimenti che giungono da mia figlia che frequenta le scuole medie: “papà ricordati che i ragazzi amano personalizzare quindi dagli la possibilità per aggiungerci elementi: faccine, occhi, tentacoli, orecchie…”

Ok allora mi metto a lavoro,
meno male che ho la figlia che mi sta con il fiato sul collo 😃

Spero che questa mia idea possa essere utile.

Per prelevare i sorgenti stl per la stampa seguite il link che vi porterà sulla pagina Dotbot-io su thingiverse.

Di seguito le fasi di montaggio.

Come si evince dall’immagine il kit è costituito da pochissime parti, 14 sono gli elementi da stampare.

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Inserimento della breadboard da 400 fori. In commercio troverete due misure di questa breadboard che differiscono di pochi millimetri l’una dall’atra. Gli elementi di blocco permettono il fissaggio di tutte e due le tipologie di breadboard.

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Appunti: perché avere un blog di classe

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Ricordo che durante una delle lezioni svolte per i colleghi neo immessi in ruoli una delle obiezioni alla realizzazione di un blog di classe è stata:“ma perché dovrei usare un blog per comunicare con i miei studenti? Non è meglio parlare con loro in presenza in classe?”

Ho di seguito elencato 7 motivi che non ho incluso ancora nel mio Starter kit per docenti hi tech v.02 di cui ne farò sicuramente una nuova edizione nei prossimi mesi aggiungendo proposte di attività pratiche e sviluppo di argomenti che mi sono stati suggeriti dai colleghi.

Pensieri annotti al volo sul mio Evernote, li copio ed incollo così come sono stati scritti.

Perché avere un blog di classe

1. È uno strumento utile ai genitori per conoscere le dinamiche didattiche e comprendere come i figli vivono la scuola. Una delle lamentele che maggiormente riscontro da parte dei genitori è proprio la scarsa comunicazione da parte dei figli in merito alle attività svolte, alla domanda: “che cosa hai fatto oggi a scuola?” la risposta da parte dei ragazzi nella maggior parte dei casi è: “nulla” e “nulla” è un po’ pochino 🙂 in 6 ore di attività giornaliere.

2. Il blog inevitabilmente offre agli studenti l’opportunità di condividere i loro pensieri con l’insegnante. Gli allievi hanno necessità di tempi che vanno oltre quello disponibile a scuola. Non sempre è possibile per lo studente articolare una conversazione estesa durante la lezione. Disporre di un luogo dove lo studente può ampliare quanto discusso in classe è uno dei modi migliori per effettuare un’analisi approfondita e critica, un’azione che favorisce lo studio ed il ricordo.

3. Avere un blog è un ottimo modo per mantenere un diario di tutte le attività svolte con i propri ragazzi, certamene esiste il registro personale dell’insegnate, ma su di esso non è possibile ricordare lo sviluppo preciso di un’attività soprattutto se è necessario ricordarlo a fine anno scolastico. Utilizzare un blog può aiutarci a sviluppare un piano didattico migliore per il nuovo anno scolastico.

4. Diventare autori di un blog fornisce agli studenti un pubblico reale che legge ed eventualmente critica un progetto, quindi si va oltre i confini del foglio di carta o del confronto in presenza nella sola classe.

5. Azione semplice ma utilissima: un blog di classe potrebbe fornire a genitori e studenti il calendario di eventi e compiti.

6. Per uno studente mantenere un diario permette di percepire la consapevolezza del proprio apprendimento rilevando progressi e cambiamenti di punti di vista, uno strumento che evidenzia su una scala temporale l’aumento delle proprie competenze.

7. Un blog può essere il primo passo per costruire un e-portfolio e quindi mantenere aggiornato il proprio curriculum.

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I genitori che insegnano ai propri figli a programmare

E’ fantastico come i figli, ma anche gli allievi ti diano motivo di studio e spesso questa azione è giustificata da un deficit dovuto ad una carenza del nostro sistema scuola che va ad una velocità certamente inferiore a quanto svolto in altri stati europei. E’ interessante ad esempio come “l’onda del coding” in Italia sia giunto circa una paio di anni dopo agli Stati Uniti e all’Inghilterra, ora il motto è: “W la programmazione” 🙂 basta pensare ad esempio a quello che sta succedendo con micro::bit (che avrò la fortuna di usare nelle prossime settimane) nella scuola inglese cosa credo “fantascientifica” da noi, ma in ogni caso nulla di male, l’importante è agire per i nostri allievi e cercare sistemi di innovazione didattica che possano più agevolmente inserirli nel mondo del lavoro. Come genitore spessissimo cerco di “raffinare” quanto già svolto dai miei figli a scuole e come ogni genitori cerco di aggiungere elementi, a mio avviso essenziali, che per carenze “strutturali” non vengono svolte a scuola.
Mi capita molto spesso di confrontarmi con amici genitori che chiedono i consigli più disparati: il miglior Istituto in cui iscrivere il figlio, il miglior indirizzo di studio o ancora lamentele o elogi sul tal collega o su un metodo didattico, insomma mi sento un po’ il parafulmine della situazione e caricato di responsabilità in quanto parliamo del futuro di bambini e ragazzi, ma in ogni caso anche se faticoso, il confronto è utile e permette di migliorarti, è bello poi quando ricevi mail come quella di Francesco Lacchia, che con il suo contributo attivo cerca di donare ai propri figli, ma anche ad altri qualcosa di più.

Questa la sua e-mail in merito all’articolo Insegnare ai bambini a programmare:

Mi sto documentando per insegnare un po’ di programmazione ai miei bambini (8-10 anni).

In merito al tuo articolo in oggetto, ho tradotto l’info-grafica in allegato. Se vuoi inserirla nel tuo articolo per chi non ha dimestichezza con l’inglese… e forse proprio chi avrebbe bisogno di essere edotto su questi temi, spesso è anche a digiuno di inglese.

Purtroppo vedo che anche molto del materiale interattivo che si trova on-line arriva da oltreoceano e non ha versioni in italiano. Questo è un po’ un limite per i bambini italiani. Infatti mi piacerebbe creare un sito per insegnare questi temi ai bambini… ma è solo un’idea embrionale… si vedrà. Intanto quest’estate metterò sotto Sara e Andro come cavie 🙂

Ciao e grazie per tutto il tuo materiale, le idee che fornisci ed induci!

Francesco

Un sincero grazie a Francesco.

Questa l’infografica (un click sull’immagine sul link o sull’immagine per aprire la versione completa).

insegnare-ai-bambini-a-programmare-small

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Hackerare il proprio impianto di condizionamento

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Qualche giorno fa ho ricevuto una segnalazione sulla mia pagina Facebook da Mattia Rossi un caro amico ed ex compagno di studi che sta sviluppando un progetto personale sul controllo remoto dell’impianto di condizionamento utilizzando OpenHub.
Ho trovato l’articolo estremamente interessante e mi ha dato alcuni suggerimenti su alcuni argomenti di demotica che dovrò realizzare nel prossimo anno scolastico. Vi invito quindi alla lettura del suo tutorial da cui certamente potrete trarre spunti interessanti.
Il primo passo realizzato è il Reverse Engineering dei comandi inviati via IR con i telecomandi, in modo da poterli controllare con con apposita elettronica, credo nel breve saranno pubblicati ulteriori sperimentazioni.

L’articolo: Toshiba Air Conditioner IR signal Reverse Engineering

Un caro saluto e sincero grazie a Mattia.
Attendiamo i prossimi tutorial.

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Creare competenze costruendo sussidi per la disabilità

Personalizzare gli oggetti di uso quotidiano, realizzare strumenti che ci aiutano nella riabilitazione fisica, o ci assistono per far fronte ad una nostra disabilità possono diventare un’azione didattica potentissima e un’idea che ho maturato durante la scorsa Mini Maker Faire Torino presso lo stand hackability dove gli studenti del Politecnico di Torino hanno mostrato i loro progetti che saranno motivo di valutazione e superamento del corso che stanno seguendo. Osservando questa “classe” ho potuto notare che i ragazzi stavano vivendo non solo un’attività di rappresentanza, esposizione di quanto avevano prodotto, ma erano, forse inconsapevolmente, immersi all’interno di una vera azione didattica, un’apprendimento continuo che li ha portati ad affrontare imprevisti e confrontarsi con i passanti: dall’infermiere che consiglia modifiche ad supporto per braccio o la mamma che giunge allo stand con il figlio per provare un particolare sussidio sperimentale per la disabilità…
Tutti gli oggetti sul quel tavolo erano costruiti per supportare disabilità “vere”, tutte, nessuna esclusa risolveranno un problema, ecco questa è la vera azione didattica, un corso che nasce per un bisogno, sentirsi creatori di un soluzione che semplificherà la vita ad un bambino, questa è la vera forza del metodo.

Il processo di apprendimento che è stato realizzato utilizza fortemente le tecnologie, ma il cardine principale dell’attività si fonda sull’esercizio all’osservazione, all’analisi dei bisogni, alla relazione con bambini, famiglie, personale medico e tutto il percorso e affrontato in maniera molto molto molto cooperative learning.

Sì devo dirlo tutto ciò mi piace e cercherò per quanto possibile di sviluppare in futuro questa strategia.

Questo breve post anche per dire che sto incominciando a realizzare, facendo un po’ di ricerca, un archivio di sussidi che possono essere realizzati a scuola di carattere elettronico/meccanico in modo da proporre nel prossimo anno scolastico un percorso di Alternanza Scuola Lavoro da realizzare nella scuola superiore, in cui la parola chiave sarà hackability e spero che da tutto ciò possano nascere reti di studenti e docenti che lavorano in questo settore.

Io, per deformazione professionale, per dare vita a questo percorso, ho necessità di sperimentare su me stesso e quindi, partendo dal reggi stampelle sono passato questa mattina al massaggiatore per arco plantare per riabilitare alcuni muscoli, piccoli esempi in costruzione… necessità specifica personale che mi servirà come sassolino per tracciare una via per lo studente e permettergli in piena autonomia di giungere alle competenze necessarie per la creazione di sussidi per la disabilità.

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Freedomotic – Open IoT Framework

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Ricevo e volentieri pubblico la segnalazione di Mauro Cicolella che mi invia informazioni in merito a Freedomotic un framework open source per la domotica e l’IoT estremamente interessante e che per il livello di sviluppo mi permetto di porre in evidenza e sottoporlo ai moltissimi colleghi e studenti che si occupano di queste tematiche.

Ho letto quanto sviluppato e sono rimasto favorevolmente colpito e anche questa soluzione la proporrò il prossimo anno nelle mie classi 5′ sperando che alcuni utilizzino questo framework per sviluppare proprie tesine.

Nella Mail il Sig. Cicolella mi sottolinea:

Premetto che il nostro è un gruppo di appassionati del settore. Non siamo un’azienda nè un’associazione e l’attività è svolta in modo completamente gratuito anche se vorremmo trovare dei fondi che ci permettessero di finanziarla visto che può configurarsi come un progetto di ricerca di cui anche alcune università si sono interessate.
Stiamo lavorando con l’Università del Sannio ed Informatici senza Frontiere ad un’app per persone con disabiltà visive e/o uditive.

Spero sinceramente che ciò accada contribuendo almeno con questa segnalazione ad estendere ad altri l’uso di freedomotic.

Freedomotic is an open source, flexible, secure Internet of Things (IoT) development framework, useful to build and manage modern smart spaces. It is targeted to private individuals (home automation) as well as business users (smart retail environments, ambient aware marketing, monitoring and analytics, etc).
Freedomotic can interact with well known standard building automation protocols as well as with “do it yourself” solutions. It treats the web, social networks and branded frontends as first class components of the system.

Freedomotic can run on any OS with Java support (Linux, Windows, Mac, …). It can be deployed to the cloud, to servers, to a single standard PC, a PCs network, a network of embedded devices like Raspberry Pi, or a mixture of the previous, creating a distributed network.

Per maggiori informazioni vi rimando al sito di riferimento Freedomotic da cui potrete accedere a demo on-line, wiki dedicato e download sorgenti.
Un breve video di presentazione fatto in occasione dello Smart Home Now di Milano dello scorso 12 maggio.

Le slide di presentazione del progetto:

Interfaccia demo amministrazione:

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In Bocca al Lupo attendiamo gli sviluppi.

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Hackerare le proprie stampelle ti cambiano la visione del prossimo, anche su come intendere la didattica

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La frase di rito: “mi dispiace per il tuo incidente, devi avere tanta pazienza”
come se la pazienza fosse un medicinale che basta ingerire per far passare ogni “incaz..” arrabbiatura 🙂
Certamente come insegnante esercitarsi nell’arte della pazienza, se condita con qualche pratica di meditazione impartita dalla moglie “jogica”, può servire in questa mia situazione di disabilità temporanea e credo che certamente migliorerà il rapporto e la gestione delle classi che rivedrò a settembre… quindi è il caso di dire che si è sempre in modalità “formazione continua” 🙂
Come insegnante che vive perennemente in laboratorio non mi stancherò mai di dire che qualsiasi insegnamento per essere ben appreso deve passare per un’azione pratica, nel senso fisico del termine… le solite cose che dico da sempre, però non avevo mai riflettuto pienamente sul fatto che la disabilità la si comprende meglio vivendola, sì ritengo che per insegnare le materie “cittadinanza”, “convivenza civile” e tutte quelle cose che potrebbero tradursi in: “rispetta il prossimo” dovrebbero passare anche per laboratori pratici di “disabilità simulata”:

Ragazzi oggi vediamo per un’intera mattinata cosa vuol dire:

non avere una gamba
non avere un braccio
non vedere

come lavarsi con una mano sola
ecc…

questo sicuramente farebbe capire ad un altro essere umano che forse concedere il posto sul bus ad una persona diversamente abile, o aprirgli la porta dovrebbe essere un gesto normale… faccio proprio questi esempi perché li ho vissuti di persona.

Ricordo qualche giorno fa quando fui invitato ad una conferenza presso il Salone del Libro di Torino, per chi conosce il luogo, avrà notato che per giungere alla biglietteria bisogna percorrere un grande piazzale, sottoporsi al controllo della polizia e poi proseguire per l’area accrediti, in questo tragitto breve per i normodotati si nota:

1. nessun ingresso riservato ai disabili o che consentisse un accompagnamento all’interno del salone
2. la pavimentazione sembra, per chi ha le stampelle, fatta proprio per cadere
3. ma la cosa buffa e la porta d’ingresso lato operatori scolastici, chiusa, faccio un cenno ad un responsabile alla biglietteria e mi viene risposto con un gesto che stava a significare “spinga!”, in quel momento avrei voluto invitare il simpatico personaggio a visitare “paesi lontani”, ma la poca pazienza rimasta mi ha permesso di non rovinarmi la giornata, fortunatamente un gentile collega ha aperto per me la porta ed ha lanciato un’occhiata di rabbia al responsabile della biglietteria (persona di circa 45 anni)
4. e poi… ingresso strettissimo e spintoni da persone all’ingresso biglietteria.

però grande rispetto da parte dei bambini delle scuole elementari, simpaticissimo uno di loro guardando il mio tutore disse: “uaooo che figata! Ma hai il super-piedone! Ma è vero?”… vorrei averlo io per fare i super salti! …. grande risata 🙂

Tutto ciò non per lamentarsi dell’organizzazione del salone del Libro di Torino, ma per fare un esempio di come i luoghi delle nostre città siano assolutamente disegnati per persone “normodotate”.

… quindi sì laboratori di disabilità simulata, magari condotti da formatori che vivono quotidianamente la disabilità, questa sarebbe una bella azione didattica, magari organizzata da animatori digitali visionari che fanno usare le stampanti 3D anche per rendere oggetti e luoghi “accessibili”.

Ecco che alcuni lettori a questo punto diranno: “Michele è arrabbiato”,
ma in realtà mica tanto, la cosa che mi infastidisce è il gradiente di indifferenza, molto alto, certamente un indicatore di ignoranza, una cartina al tornasole che, in questo momento di vita “slow” mi permette di vedere con occhi diversi persone e luoghi.

Ecco perché sin da subito ho apprezzato, chi con azioni vere, si sta adoperando per ridisegnare i nostri luoghi e fornirci competenze per migliorare la vita di tutti.

E vaiii con i ringraziamenti:

Agli amici ed i colleghi del CTS di Torino con cui collaboro da diversi anni ed insieme si cerca di fare formazione e dare aiuto con sussidi per la disabilità agli studenti della Provincia di Torino.

A tutti i colleghi per la rete sull’Autismo (CTS del Piemonte) che con grande fatica si stanno adoperando nella creazione di sportelli per scuole e famiglie.

Al Laboratorio Nazionale AsTech (Tecnologie Assistive) del CINI (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica) che ha fatto partire quest’anno la Hackability@PoliTo, in cui gli studenti del primo anno iscritti al corso di “Tecnologie per la Disabilità”, coordinato dal Professor Paolo Prinetto. Azione che ho avuto modo di conoscere grazie agli amici Ludovico Orlando Russo e Giuseppe Airò Farulla.

E poi come non citare “l’illuminato” Enrico Bassi di OpenDot che da sempre è sensibile a tutte le problematiche sulla disabilità e che spesso in passato ha organizzato eventi per sensibilizzare e creare una rete attiva sul tema del supporto alla disabilità.

Non ultimo l’amico gelataio di fiducia, che da ieri ha reso accessibile l’ingresso al suo negozio a me 🙂 (giuro!)

… e poi agli amici colleghi che stanno lavorando con i loro studenti su Hackability

Mentre scrivi questo poche righe sul tuo diario elettronico ti cadono per n-esima volta le stampelle a terra, ti alzi cerchi di farti un caffè e ti cadono le stampelle, vai in bagno per farti la barba e ti cadono le stampelle… sì sono anche io un po’ impedito e forse tutto ciò nasce da un po’ di insofferenza 🙂

L’invito che faccio agli studenti: “hackerate la vostra vita, siano essi pensieri o oggetti, modificatela secondo le vostre necessità non accontentatevi di quanto altri vi propongono”.

Un buon modo che trovo altamente formativo è quello di concedersi un’azione di “hackeraggio” quotidiano, magari scrivendo un tutorial che risolva un problema, basta circa 1 ora di lavoro per semplificarsi la vita.

Questa è la mia cura di oggi:

  1. Andare su Thingiverse
  2. Cercare con la parola chiave: tripod
  3. Sezionare un progetto, io ho selezionato: Raspberry Pi Camera Case and Tripod
    adattarlo alle vostre esigenze con qualsiasi software di modellazione 3D e poiché molti lettori sono giovanissimi studenti ho fatto queste modifiche con Tinkercad
  4. Condividete a tutti il progetto su Tinkercad
  5. Depositate il progetto anche su Thingiverse
  6. Rendete pubblico il progetto su Thingiverse: http://www.thingiverse.com/thing:1587556
  7. Stampate il tripod per le vostre stampelle
  8. Montate il tripod

Tempo di ricerca e modifica 1 ora, per la stampa un po’ di più.
Versione 1.0 ulteriori modifiche nei prossimi giorni.

Ma è così difficile costruire un mouse, una tastiera da computer, una posata fatta su misura per l’allievo con necessità specifiche?

Forza studenti! Hackerate e siate felici 🙂

P.S. Pensierino per alcuni…
Certo è che se ci fosse qualche “laboratorio territoriale per l’occupabilità nell’ambito del PNSD” che si concentrasse proprio su questi aspetti sarebbe utilissimo.

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Programmare in C sul Lego Mindstorms NXT EV3

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Ricevo e volentieri pubblico la mail che mi è giunta da una studentessa che mi chiede informazioni in merito alla programmazione in C su Lego Mindstorms NXT EV3.

Salve, mi chiamo Anna e frequento la 4IT presso l’Istituto Negrelli-Forcellini di Feltre (BL).

Stiamo iniziando un progetto di robotica con lo scopo di programmare il robot della Lego. Abbiamo già installato l’ambiente di sviluppo del robot compreso nella confezione. La mia domanda è: si può programmare in C anziché con il suo proprio ambiente di sviluppo? Se si, come devo fare?

Grazie per la disponibilità, buona giornata.

Sì è possibile questi alcuni riferimenti:

Ti suggerisco inoltre di sperimentare la versione in via di sviluppo JAsVAp di Steven Persyn, autore del famoso sito: thenxtstep su cui potrai trovare numerosissime risorse che potranno esserti utili per la costruzione dei tuoi robot.
Ho avuto modo di sperimentare questo IDE è lo trovo estremamente interessante.

Questo il post di riferimento: Programming EV3 in ANSI C

Steven Persyn scrive:

“Ever wanted to have a simple way for programming your Lego EV3 in it’s native programming language ANSI C? Well now it is possible! I have made an IDE application for it.

Your code will be running super fast as it is compiled to run directly on your CPU and not for an intermediat virtual machine!!!

And the best thing I want to share it with everybody for FREE. You can download it at my temporary website or on my onedrive.

A first version of documentation is included in the program it self ( README.txt ), but it may not be sufficient enough for everbody. When I find some more time I will create some more example project.

Some important features:
No need for a firmware upgrade!!! So an EV3 out of the box will do.
Your program can be executed from original Lego EV3 menu on your device!
You can setup a Telnet connection ( wifi connection – linux remote terminal ) and start your application in the terminal and even see println outputs!!! ( very handy for debugging )
Compile errors will be put in an output window to help you direct you to the line where the error occured!
Search with replace possibilities, for easy renaming and more
One click compile, download and run your application!

Buon Lavoro.

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