I genitori che insegnano ai propri figli a programmare

E’ fantastico come i figli, ma anche gli allievi ti diano motivo di studio e spesso questa azione è giustificata da un deficit dovuto ad una carenza del nostro sistema scuola che va ad una velocità certamente inferiore a quanto svolto in altri stati europei. E’ interessante ad esempio come “l’onda del coding” in Italia sia giunto circa una paio di anni dopo agli Stati Uniti e all’Inghilterra, ora il motto è: “W la programmazione” :-) basta pensare ad esempio a quello che sta succedendo con micro::bit (che avrò la fortuna di usare nelle prossime settimane) nella scuola inglese cosa credo “fantascientifica” da noi, ma in ogni caso nulla di male, l’importante è agire per i nostri allievi e cercare sistemi di innovazione didattica che possano più agevolmente inserirli nel mondo del lavoro. Come genitore spessissimo cerco di “raffinare” quanto già svolto dai miei figli a scuole e come ogni genitori cerco di aggiungere elementi, a mio avviso essenziali, che per carenze “strutturali” non vengono svolte a scuola.
Mi capita molto spesso di confrontarmi con amici genitori che chiedono i consigli più disparati: il miglior Istituto in cui iscrivere il figlio, il miglior indirizzo di studio o ancora lamentele o elogi sul tal collega o su un metodo didattico, insomma mi sento un po’ il parafulmine della situazione e caricato di responsabilità in quanto parliamo del futuro di bambini e ragazzi, ma in ogni caso anche se faticoso, il confronto è utile e permette di migliorarti, è bello poi quando ricevi mail come quella di Francesco Lacchia, che con il suo contributo attivo cerca di donare ai propri figli, ma anche ad altri qualcosa di più.

Questa la sua e-mail in merito all’articolo Insegnare ai bambini a programmare:

Mi sto documentando per insegnare un po’ di programmazione ai miei bambini (8-10 anni).

In merito al tuo articolo in oggetto, ho tradotto l’info-grafica in allegato. Se vuoi inserirla nel tuo articolo per chi non ha dimestichezza con l’inglese… e forse proprio chi avrebbe bisogno di essere edotto su questi temi, spesso è anche a digiuno di inglese.

Purtroppo vedo che anche molto del materiale interattivo che si trova on-line arriva da oltreoceano e non ha versioni in italiano. Questo è un po’ un limite per i bambini italiani. Infatti mi piacerebbe creare un sito per insegnare questi temi ai bambini… ma è solo un’idea embrionale… si vedrà. Intanto quest’estate metterò sotto Sara e Andro come cavie :-)

Ciao e grazie per tutto il tuo materiale, le idee che fornisci ed induci!

Francesco

Un sincero grazie a Francesco.

Questa l’infografica (un click sull’immagine sul link o sull’immagine per aprire la versione completa).

insegnare-ai-bambini-a-programmare-small

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Hackerare il proprio impianto di condizionamento

mattia-rossi

Qualche giorno fa ho ricevuto una segnalazione sulla mia pagina Facebook da Mattia Rossi un caro amico ed ex compagno di studi che sta sviluppando un progetto personale sul controllo remoto dell’impianto di condizionamento utilizzando OpenHub.
Ho trovato l’articolo estremamente interessante e mi ha dato alcuni suggerimenti su alcuni argomenti di demotica che dovrò realizzare nel prossimo anno scolastico. Vi invito quindi alla lettura del suo tutorial da cui certamente potrete trarre spunti interessanti.
Il primo passo realizzato è il Reverse Engineering dei comandi inviati via IR con i telecomandi, in modo da poterli controllare con con apposita elettronica, credo nel breve saranno pubblicati ulteriori sperimentazioni.

L’articolo: Toshiba Air Conditioner IR signal Reverse Engineering

Un caro saluto e sincero grazie a Mattia.
Attendiamo i prossimi tutorial.

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Creare competenze costruendo sussidi per la disabilità

Personalizzare gli oggetti di uso quotidiano, realizzare strumenti che ci aiutano nella riabilitazione fisica, o ci assistono per far fronte ad una nostra disabilità possono diventare un’azione didattica potentissima e un’idea che ho maturato durante la scorsa Mini Maker Faire Torino presso lo stand hackability dove gli studenti del Politecnico di Torino hanno mostrato i loro progetti che saranno motivo di valutazione e superamento del corso che stanno seguendo. Osservando questa “classe” ho potuto notare che i ragazzi stavano vivendo non solo un’attività di rappresentanza, esposizione di quanto avevano prodotto, ma erano, forse inconsapevolmente, immersi all’interno di una vera azione didattica, un’apprendimento continuo che li ha portati ad affrontare imprevisti e confrontarsi con i passanti: dall’infermiere che consiglia modifiche ad supporto per braccio o la mamma che giunge allo stand con il figlio per provare un particolare sussidio sperimentale per la disabilità…
Tutti gli oggetti sul quel tavolo erano costruiti per supportare disabilità “vere”, tutte, nessuna esclusa risolveranno un problema, ecco questa è la vera azione didattica, un corso che nasce per un bisogno, sentirsi creatori di un soluzione che semplificherà la vita ad un bambino, questa è la vera forza del metodo.

Il processo di apprendimento che è stato realizzato utilizza fortemente le tecnologie, ma il cardine principale dell’attività si fonda sull’esercizio all’osservazione, all’analisi dei bisogni, alla relazione con bambini, famiglie, personale medico e tutto il percorso e affrontato in maniera molto molto molto cooperative learning.

Sì devo dirlo tutto ciò mi piace e cercherò per quanto possibile di sviluppare in futuro questa strategia.

Questo breve post anche per dire che sto incominciando a realizzare, facendo un po’ di ricerca, un archivio di sussidi che possono essere realizzati a scuola di carattere elettronico/meccanico in modo da proporre nel prossimo anno scolastico un percorso di Alternanza Scuola Lavoro da realizzare nella scuola superiore, in cui la parola chiave sarà hackability e spero che da tutto ciò possano nascere reti di studenti e docenti che lavorano in questo settore.

Io, per deformazione professionale, per dare vita a questo percorso, ho necessità di sperimentare su me stesso e quindi, partendo dal reggi stampelle sono passato questa mattina al massaggiatore per arco plantare per riabilitare alcuni muscoli, piccoli esempi in costruzione… necessità specifica personale che mi servirà come sassolino per tracciare una via per lo studente e permettergli in piena autonomia di giungere alle competenze necessarie per la creazione di sussidi per la disabilità.

Support-for-foot-massager

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Freedomotic – Open IoT Framework

freedomotic
Ricevo e volentieri pubblico la segnalazione di Mauro Cicolella che mi invia informazioni in merito a Freedomotic un framework open source per la domotica e l’IoT estremamente interessante e che per il livello di sviluppo mi permetto di porre in evidenza e sottoporlo ai moltissimi colleghi e studenti che si occupano di queste tematiche.

Ho letto quanto sviluppato e sono rimasto favorevolmente colpito e anche questa soluzione la proporrò il prossimo anno nelle mie classi 5′ sperando che alcuni utilizzino questo framework per sviluppare proprie tesine.

Nella Mail il Sig. Cicolella mi sottolinea:

Premetto che il nostro è un gruppo di appassionati del settore. Non siamo un’azienda nè un’associazione e l’attività è svolta in modo completamente gratuito anche se vorremmo trovare dei fondi che ci permettessero di finanziarla visto che può configurarsi come un progetto di ricerca di cui anche alcune università si sono interessate.
Stiamo lavorando con l’Università del Sannio ed Informatici senza Frontiere ad un’app per persone con disabiltà visive e/o uditive.

Spero sinceramente che ciò accada contribuendo almeno con questa segnalazione ad estendere ad altri l’uso di freedomotic.

Freedomotic is an open source, flexible, secure Internet of Things (IoT) development framework, useful to build and manage modern smart spaces. It is targeted to private individuals (home automation) as well as business users (smart retail environments, ambient aware marketing, monitoring and analytics, etc).
Freedomotic can interact with well known standard building automation protocols as well as with “do it yourself” solutions. It treats the web, social networks and branded frontends as first class components of the system.

Freedomotic can run on any OS with Java support (Linux, Windows, Mac, …). It can be deployed to the cloud, to servers, to a single standard PC, a PCs network, a network of embedded devices like Raspberry Pi, or a mixture of the previous, creating a distributed network.

Per maggiori informazioni vi rimando al sito di riferimento Freedomotic da cui potrete accedere a demo on-line, wiki dedicato e download sorgenti.
Un breve video di presentazione fatto in occasione dello Smart Home Now di Milano dello scorso 12 maggio.

Le slide di presentazione del progetto:

Interfaccia demo amministrazione:

freedomotic01

freedomotic02

freedomotic03

freedomotic04

In Bocca al Lupo attendiamo gli sviluppi.

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Hackerare le proprie stampelle ti cambiano la visione del prossimo, anche su come intendere la didattica

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La frase di rito: “mi dispiace per il tuo incidente, devi avere tanta pazienza”
come se la pazienza fosse un medicinale che basta ingerire per far passare ogni “incaz..” arrabbiatura :-)
Certamente come insegnante esercitarsi nell’arte della pazienza, se condita con qualche pratica di meditazione impartita dalla moglie “jogica”, può servire in questa mia situazione di disabilità temporanea e credo che certamente migliorerà il rapporto e la gestione delle classi che rivedrò a settembre… quindi è il caso di dire che si è sempre in modalità “formazione continua” :-)
Come insegnante che vive perennemente in laboratorio non mi stancherò mai di dire che qualsiasi insegnamento per essere ben appreso deve passare per un’azione pratica, nel senso fisico del termine… le solite cose che dico da sempre, però non avevo mai riflettuto pienamente sul fatto che la disabilità la si comprende meglio vivendola, sì ritengo che per insegnare le materie “cittadinanza”, “convivenza civile” e tutte quelle cose che potrebbero tradursi in: “rispetta il prossimo” dovrebbero passare anche per laboratori pratici di “disabilità simulata”:

Ragazzi oggi vediamo per un’intera mattinata cosa vuol dire:

non avere una gamba
non avere un braccio
non vedere

come lavarsi con una mano sola
ecc…

questo sicuramente farebbe capire ad un altro essere umano che forse concedere il posto sul bus ad una persona diversamente abile, o aprirgli la porta dovrebbe essere un gesto normale… faccio proprio questi esempi perché li ho vissuti di persona.

Ricordo qualche giorno fa quando fui invitato ad una conferenza presso il Salone del Libro di Torino, per chi conosce il luogo, avrà notato che per giungere alla biglietteria bisogna percorrere un grande piazzale, sottoporsi al controllo della polizia e poi proseguire per l’area accrediti, in questo tragitto breve per i normodotati si nota:

1. nessun ingresso riservato ai disabili o che consentisse un accompagnamento all’interno del salone
2. la pavimentazione sembra, per chi ha le stampelle, fatta proprio per cadere
3. ma la cosa buffa e la porta d’ingresso lato operatori scolastici, chiusa, faccio un cenno ad un responsabile alla biglietteria e mi viene risposto con un gesto che stava a significare “spinga!”, in quel momento avrei voluto invitare il simpatico personaggio a visitare “paesi lontani”, ma la poca pazienza rimasta mi ha permesso di non rovinarmi la giornata, fortunatamente un gentile collega ha aperto per me la porta ed ha lanciato un’occhiata di rabbia al responsabile della biglietteria (persona di circa 45 anni)
4. e poi… ingresso strettissimo e spintoni da persone all’ingresso biglietteria.

però grande rispetto da parte dei bambini delle scuole elementari, simpaticissimo uno di loro guardando il mio tutore disse: “uaooo che figata! Ma hai il super-piedone! Ma è vero?”… vorrei averlo io per fare i super salti! …. grande risata :-)

Tutto ciò non per lamentarsi dell’organizzazione del salone del Libro di Torino, ma per fare un esempio di come i luoghi delle nostre città siano assolutamente disegnati per persone “normodotate”.

… quindi sì laboratori di disabilità simulata, magari condotti da formatori che vivono quotidianamente la disabilità, questa sarebbe una bella azione didattica, magari organizzata da animatori digitali visionari che fanno usare le stampanti 3D anche per rendere oggetti e luoghi “accessibili”.

Ecco che alcuni lettori a questo punto diranno: “Michele è arrabbiato”,
ma in realtà mica tanto, la cosa che mi infastidisce è il gradiente di indifferenza, molto alto, certamente un indicatore di ignoranza, una cartina al tornasole che, in questo momento di vita “slow” mi permette di vedere con occhi diversi persone e luoghi.

Ecco perché sin da subito ho apprezzato, chi con azioni vere, si sta adoperando per ridisegnare i nostri luoghi e fornirci competenze per migliorare la vita di tutti.

E vaiii con i ringraziamenti:

Agli amici ed i colleghi del CTS di Torino con cui collaboro da diversi anni ed insieme si cerca di fare formazione e dare aiuto con sussidi per la disabilità agli studenti della Provincia di Torino.

A tutti i colleghi per la rete sull’Autismo (CTS del Piemonte) che con grande fatica si stanno adoperando nella creazione di sportelli per scuole e famiglie.

Al Laboratorio Nazionale AsTech (Tecnologie Assistive) del CINI (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica) che ha fatto partire quest’anno la Hackability@PoliTo, in cui gli studenti del primo anno iscritti al corso di “Tecnologie per la Disabilità”, coordinato dal Professor Paolo Prinetto. Azione che ho avuto modo di conoscere grazie agli amici Ludovico Orlando Russo e Giuseppe Airò Farulla.

E poi come non citare “l’illuminato” Enrico Bassi di OpenDot che da sempre è sensibile a tutte le problematiche sulla disabilità e che spesso in passato ha organizzato eventi per sensibilizzare e creare una rete attiva sul tema del supporto alla disabilità.

Non ultimo l’amico gelataio di fiducia, che da ieri ha reso accessibile l’ingresso al suo negozio a me :-) (giuro!)

… e poi agli amici colleghi che stanno lavorando con i loro studenti su Hackability

Mentre scrivi questo poche righe sul tuo diario elettronico ti cadono per n-esima volta le stampelle a terra, ti alzi cerchi di farti un caffè e ti cadono le stampelle, vai in bagno per farti la barba e ti cadono le stampelle… sì sono anche io un po’ impedito e forse tutto ciò nasce da un po’ di insofferenza :-)

L’invito che faccio agli studenti: “hackerate la vostra vita, siano essi pensieri o oggetti, modificatela secondo le vostre necessità non accontentatevi di quanto altri vi propongono”.

Un buon modo che trovo altamente formativo è quello di concedersi un’azione di “hackeraggio” quotidiano, magari scrivendo un tutorial che risolva un problema, basta circa 1 ora di lavoro per semplificarsi la vita.

Questa è la mia cura di oggi:

  1. Andare su Thingiverse
  2. Cercare con la parola chiave: tripod
  3. Sezionare un progetto, io ho selezionato: Raspberry Pi Camera Case and Tripod
    adattarlo alle vostre esigenze con qualsiasi software di modellazione 3D e poiché molti lettori sono giovanissimi studenti ho fatto queste modifiche con Tinkercad
  4. Condividete a tutti il progetto su Tinkercad
  5. Depositate il progetto anche su Thingiverse
  6. Rendete pubblico il progetto su Thingiverse: http://www.thingiverse.com/thing:1587556
  7. Stampate il tripod per le vostre stampelle
  8. Montate il tripod

Tempo di ricerca e modifica 1 ora, per la stampa un po’ di più.
Versione 1.0 ulteriori modifiche nei prossimi giorni.

Ma è così difficile costruire un mouse, una tastiera da computer, una posata fatta su misura per l’allievo con necessità specifiche?

Forza studenti! Hackerate e siate felici :-)

P.S. Pensierino per alcuni…
Certo è che se ci fosse qualche “laboratorio territoriale per l’occupabilità nell’ambito del PNSD” che si concentrasse proprio su questi aspetti sarebbe utilissimo.

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Programmare in C sul Lego Mindstorms NXT EV3

ev3-C

Ricevo e volentieri pubblico la mail che mi è giunta da una studentessa che mi chiede informazioni in merito alla programmazione in C su Lego Mindstorms NXT EV3.

Salve, mi chiamo Anna e frequento la 4IT presso l’Istituto Negrelli-Forcellini di Feltre (BL).

Stiamo iniziando un progetto di robotica con lo scopo di programmare il robot della Lego. Abbiamo già installato l’ambiente di sviluppo del robot compreso nella confezione. La mia domanda è: si può programmare in C anziché con il suo proprio ambiente di sviluppo? Se si, come devo fare?

Grazie per la disponibilità, buona giornata.

Sì è possibile questi alcuni riferimenti:

Ti suggerisco inoltre di sperimentare la versione in via di sviluppo JAsVAp di Steven Persyn, autore del famoso sito: thenxtstep su cui potrai trovare numerosissime risorse che potranno esserti utili per la costruzione dei tuoi robot.
Ho avuto modo di sperimentare questo IDE è lo trovo estremamente interessante.

Questo il post di riferimento: Programming EV3 in ANSI C

Steven Persyn scrive:

“Ever wanted to have a simple way for programming your Lego EV3 in it’s native programming language ANSI C? Well now it is possible! I have made an IDE application for it.

Your code will be running super fast as it is compiled to run directly on your CPU and not for an intermediat virtual machine!!!

And the best thing I want to share it with everybody for FREE. You can download it at my temporary website or on my onedrive.

A first version of documentation is included in the program it self ( README.txt ), but it may not be sufficient enough for everbody. When I find some more time I will create some more example project.

Some important features:
No need for a firmware upgrade!!! So an EV3 out of the box will do.
Your program can be executed from original Lego EV3 menu on your device!
You can setup a Telnet connection ( wifi connection – linux remote terminal ) and start your application in the terminal and even see println outputs!!! ( very handy for debugging )
Compile errors will be put in an output window to help you direct you to the line where the error occured!
Search with replace possibilities, for easy renaming and more
One click compile, download and run your application!

Buon Lavoro.

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DotBot è su Facebook

Per rispondere prontamente alle richieste dei numerosi utenti che desiderano informazioni più precise su DotBot, abbiamo deciso di aprire una pagina dedicata su Facebook in modo da mantenere un diario aggiornato di tutto ciò che stiamo sviluppando e sperimentando, quindi dal nostro banco di laboratorio a voi per sapere come evolve la nostra proposta di robot open source per fare coding a scuola, progetto che è nato e si sta sviluppando con lo sforzo e la passione di docenti della scuola superiore e ricercatori dell’università.

Cosa riserva il futuro?
Comunicazione tra DotBot diversi
Sviluppo di una versione dedicata per la scuola elementare

e molto altro…

DotBot-pagina-facebook

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DotBot al Politecnico di Torino nel corso di Algoritmi e Calcolatori

Come insegnanti e ricercatori pensiamo al progetto DotBot come ad una possibile soluzioni all’azione “dell’imparare ad imparare”, quindi l’informatica a scuola, non solo come materie di studio ma come “meta-materia”, disciplina trasversale ad ogni percorso di apprendimento.
DotBot è quindi da intendere come l’insieme di tool didattici per l’apprendimento del pensiero computazionale prima, e della programmazione poi, a mezzo di sistemi robotici programmabili e connessi. L’idea, come già sottolineato in altro modo in precedenti post, è quindi quella di sviluppare un hardware robotico open source a basso costo, che gli studenti potranno acquistare o autocostruire, unitamente ad una piattaforma online che offra tutorial e materiale didattico pensato sia per studenti autodidatti che per insegnati che vogliano inserire nei propri corsi di informatica l’utilizzo della piattaforma.

Stiamo sviluppando la progettazione di DotBot non solo da un punto di vista tecnico, hardware e software, ma è anche da un punto di vista didattico, quindi sui modi per introdurre DotBot all’interno del curricolo scolastico e questa azione sta seguendo una serie di attività di sperimentazione che abbiamo già condotto con successo in diversi istituti di scuola superiore:

  • IIS Federico II di Svevia di Melfi (Potenza)
  • ITIS Avogadro di Torino
  • IIS Galilei Ferrari di Torino
  • IIS Cassato Gattapone di Gubbio (Perugia)

Il passo successivo è la sperimentazione in corsi universitari.

Questa mattina DotBot è stato presentato al Politecnico di Torino durante il corso di Algoritmi e Calcolatori, organizzato dai Prof. Paolo Prinetto ed Ernesto Sanchez. Durante il corso il robot verrà utilizzato da 10 Studenti che avranno il compito di svolgere l’attività laboratoriale del corso.

Il corso si occupa di insegnare ai ragazzi del secondo anno di Ing. Elettronica le basi del funzionamento di un Computer insieme a nozioni avanzate di programmazione, veicolate attraverso l’insegnamento delle pratiche di programmazione ad oggetti e del linguaggio C++.

Per sostenere l’esame, oltre a confrontarsi con una prova teorica, ai ragazzi è richiesta anche la presentazione di un progetto pratico sviluppato in C++, solitamente un programma complesso che riprenda le varie nozioni teoriche studiate nel corso.

Quest’anno, per la prima volta, si è deciso di offrire la possibilità a un ristretto numero di studenti di confrontarsi con un progetto che preveda l’utilizzo di interfacce robotiche appositamente ideate per la didattica.

Il progetto DotBot verrà utilizzato da 2 gruppi di ragazzi (5 ragazzi per team, che sono stati scelti in maniera casuale tra gli iscritti al corso). In particolare ad ogni team verrà fornito un kit DotBot (basato su Raspberry) che gli studenti dovranno assemblare e programmare in modo da sviluppare un’applicazione robotica in ROS che permetta ad i due robot di interagire tra loro e con gli studenti tramite una WebApp.

I progetti verrano seguiti da Giuseppe Airò Farulla con il supporto di Ludovico Russo.

DotBot-Politecnico-di-TorinoDotBot-Politecnico-di-Torino-02

 

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DotBot – avanzamento lavori e sviluppi futuri

Scrivo questo post perché ho ricevuto molte mail in cui mi si chiedeva dove reperire ed acquistare i materiali e quali saranno i futuri sviluppi del progetto, ho raccolto le principali domande che mi sono state poste. Ricordo prima di ogni cosa che il progetto sviluppato da me Michele Maffucci e l’amico Ludovico Russo è assolutamente open sia nella struttura che nelle parti software.

  1. Quali sono gli obiettivi del progetto?
    L’obiettivo principale del progetto è l’insegnamento del coding per ogni grado di istruzione, sono in progetto software e modifiche di struttura a DotBot (anche diverse dall’attuale forma esagonale) pensate per la scuola elementare, media superiore ed università.
  2. Da quante persone è costituito il gruppo di lavoro?
    I fondatori del progetto sono:
    Michele Maffucci, insegnate di scuola superiore e per ora mi sono occupato dello sviluppo della struttura meccanica e implementazione codice per Arduino.
    Ludovico Russo dottorando presso il Politecnico di Torino e si occupa di Robotica e formazione all’interno del Politecnico ed attualmente è concentrato sullo sviluppo software dell’IDE di programmazione in ROS di DotBot. Al gruppo di lavoro si aggiungeranno studenti delle scuole superiori, insegnanti della secondaria di secondo grado e studenti universitari che ci aiuteranno nello sviluppo delle varie parti della piattaforma.
  3. Sono previste modalità di programmazione alla “Scratch” di DotBot?
    Sì, abbiamo implementato una prerelease ancora in alfa, non appena riusciremo ad entrare in versione beta verrà resa pubblica.
  4. Vorrei modificare la struttura di DotBot, posso farlo?
    Assolutamente Sì, ti chiediamo solamente di citare il progetto DotBot nei documenti che produrrai e renderai pubblici.
  5. Vorrei acquistare DotBot con tutti i componenti elettronici, come posso fare?
    Nel prossimo futuro sì. Siamo insegnanti e non ci siamo mai occupati di vendita, quindi stiamo valutando una forma semplice per permettervi di acquistare DotBot. Prossimamente verrà aperto un sito per raccogliere le richieste e permetterci di valutare la modalità più semplice e veloce per fornire DotBot.
  6. Ma dietro a questa azione di formazione si nasconde una forma di business?
    Non nascondiamo nulla, come puoi vedere su questo sito esiste un campo di donazione che mi permette di mantenere questo servizio (dominio, banda usata, tempo, ecc…) e continuare la mia attività di divulgazione che viene fatta per passione e per amore del mio mestiere. Alla stesso modo per portare avanti un progetto di divulgazione scientifica come DotBot sono necessari investimenti in materiali (elettronica, materiale per la stampa 3D, tempo per lo sviluppo, ecc…), quindi sì chi lo vorrà potrà sostenere il progetto con donazione o acquistando i materiali. Secondo noi questo è l’unico modo per portare avanti un progetto di tale entità.
  7. Vorrei usare DotBot nella mia scuola/università attività di formazione all’interno di un CoderDojo, posso farlo?
    Sì, è l’obiettivo principale del progetto, ti chiediamo se possibile di inviarci documentazione (fotografie, filmati, relazione, ecc…) in modo che noi lo si possa mettere in evidenza sul futuro sito dedicato.
  8. Potete fornirci la lista dei materiali elettronici da acquistare?
    Sì, nel breve forniremo la lista dei materiali consigliati che potrete acquistare da chi vorrete.
  9. Vorrei usare DotBot in attività di formazione a pagamento, posso farlo?
    Sì, ti chiediamo di citare il progetto, con link al sito di riferimento di DotBot, per ora, visto che il sito è in costruzione ti chiedo di fare riferimento a questo sito.
  10. Posso vendere DotBot?
    No.
  11. Pensate di dare supporto software per pilotare DotBot?
    Sì, l’obiettivo è quello di implementare una serie di tutorial da cui partire e permettere alla comunità di migliorare quanto da noi proposto e sviluppare altro software.
  12. Esiste un forum di discussione dove chiedere supporto su DotBot?
    Non ancora, nel breve ne verrà aperto uno. Inoltre l’intenzione è quella di implementare una comunità su cui condividere risorse e scaricare liberamente tutti i sorgenti.
  13. Esistono scuole/università che stanno usando DotBot?
    Il progetto è appena nato, poco più di un mese, ma è stato già utilizzato in beta in attività di formazione in alcune scuole superiori, FabLab, e nel breve sarà usato all’università, pubblicheremo lista degli enti che adottano DotBot.
  14. L’uso di schede elettroniche è però un po’ complicato per bambini di scuola elementare, consigli comunque l’uso di DotBot?
    Abbiamo sperimentato l’uso di DotBot con alcuni allievi, motivati, di scuola media è si riesce a predisporre lezioni coinvolgenti. Per quanto riguarda gli allievi di scuola elementare l’idea è quella di implementare una struttura alla “lego” fatta di moduli funzionali, in cui l’elettronica è nascosta e l’allievo assembla e programma il robot con una filosofia molto simile alla programmazione a blocchi di Scratch, questa fase è stata implementata con un prototipo a cui è stato aggiunto un display oled e altoparlante che permette di implementare messaggi emozionali (esperssioni di un viso), di dimensioni ridotte, comandato con una modalità simile al Bee-Bot, si veda la pre-release nelle immagini allegate a questo post.
  15. Esiste un legame tra il progetto DotBot ed EduRobot?
    Sono progetti paralleli, EduRobot ha l’obiettivo di semplificare al minimo i costi di implementazione per sviluppare una didattica della robotica, DotBot è da intendersi come un “forking project” di EduRobot, ma il progetto EduRobot non verrà abbandonato.

Momentaneamente, verrà aperto su questo sito una sezione (accessibile con bottone in colonna destra) dove reperire tutte le informazioni pubblicate su DotBot.

Entro la prossima settimana verrà resa pubblica la versione 2 del telaio di DotBot a cui sono state fatte alcune modifiche elencate di seguito con dettagli fotografici:

  • struttura per motori passo passo 28BYJ-48
  • struttura per motori passo passo NEMA 17
  • struttura servo motori a rotazione continua (360°) questo per consentire a chi lo vorrà di non utilizzare uno shield motori aggiuntivo risparmiando sulle spese per l’acquisto dell’elettronica.
  • sostituzione dei supporti esagonali metallici da 25 mm con struttura stampata in 3D con fori in ogni direzione in modo da avere un elemento multifunzionale per aggancio di altre strutture, questa modifica ha permesso una riduzione dei costi su viti e dadi e l’aumento della velocità di assemblaggio.
  • Variazioni delle basi di appoggio con fori per: alloggiamenti nuovi motori, sensori per implementare segui linea, passaggio cavi, fissaggio per tutte le tipologie di motori, facilitazione per assemblaggio, predisposizione per terzo livello di DotBot dove poter alloggiare ulteriori elementi (schede elettroniche, adattamenti estetici, ecc…)

Alla nuova versione, con la nuova tipologia di motori, verranno resi pubblici esempi di programmazione.

DotBot-01

DotBot-02

DotBot-03

DotBot-04

Alfa version per studio di fattibilità pensato per bambini di scuola elementare, nella versione successiva i componenti elettronici saranno rinchiusi all’interno di involucri che il bambino assemblerà in modo simile ai mattoncini lego:

pre-release-DotBot-mini-01

pre-release-DotBot-mini-02

pre-release-DotBot-mini-03

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