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DotBot al Politecnico di Torino nel corso di Algoritmi e Calcolatori

Come insegnanti e ricercatori pensiamo al progetto DotBot come ad una possibile soluzioni all’azione “dell’imparare ad imparare”, quindi l’informatica a scuola, non solo come materie di studio ma come “meta-materia”, disciplina trasversale ad ogni percorso di apprendimento.
DotBot è quindi da intendere come l’insieme di tool didattici per l’apprendimento del pensiero computazionale prima, e della programmazione poi, a mezzo di sistemi robotici programmabili e connessi. L’idea, come già sottolineato in altro modo in precedenti post, è quindi quella di sviluppare un hardware robotico open source a basso costo, che gli studenti potranno acquistare o autocostruire, unitamente ad una piattaforma online che offra tutorial e materiale didattico pensato sia per studenti autodidatti che per insegnati che vogliano inserire nei propri corsi di informatica l’utilizzo della piattaforma.

Stiamo sviluppando la progettazione di DotBot non solo da un punto di vista tecnico, hardware e software, ma è anche da un punto di vista didattico, quindi sui modi per introdurre DotBot all’interno del curricolo scolastico e questa azione sta seguendo una serie di attività di sperimentazione che abbiamo già condotto con successo in diversi istituti di scuola superiore:

  • IIS Federico II di Svevia di Melfi (Potenza)
  • ITIS Avogadro di Torino
  • IIS Galilei Ferrari di Torino
  • IIS Cassato Gattapone di Gubbio (Perugia)

Il passo successivo è la sperimentazione in corsi universitari.

Questa mattina DotBot è stato presentato al Politecnico di Torino durante il corso di Algoritmi e Calcolatori, organizzato dai Prof. Paolo Prinetto ed Ernesto Sanchez. Durante il corso il robot verrà utilizzato da 10 Studenti che avranno il compito di svolgere l’attività laboratoriale del corso.

Il corso si occupa di insegnare ai ragazzi del secondo anno di Ing. Elettronica le basi del funzionamento di un Computer insieme a nozioni avanzate di programmazione, veicolate attraverso l’insegnamento delle pratiche di programmazione ad oggetti e del linguaggio C++.

Per sostenere l’esame, oltre a confrontarsi con una prova teorica, ai ragazzi è richiesta anche la presentazione di un progetto pratico sviluppato in C++, solitamente un programma complesso che riprenda le varie nozioni teoriche studiate nel corso.

Quest’anno, per la prima volta, si è deciso di offrire la possibilità a un ristretto numero di studenti di confrontarsi con un progetto che preveda l’utilizzo di interfacce robotiche appositamente ideate per la didattica.

Il progetto DotBot verrà utilizzato da 2 gruppi di ragazzi (5 ragazzi per team, che sono stati scelti in maniera casuale tra gli iscritti al corso). In particolare ad ogni team verrà fornito un kit DotBot (basato su Raspberry) che gli studenti dovranno assemblare e programmare in modo da sviluppare un’applicazione robotica in ROS che permetta ad i due robot di interagire tra loro e con gli studenti tramite una WebApp.

I progetti verrano seguiti da Giuseppe Airò Farulla con il supporto di Ludovico Russo.

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HotBlack Robotics – Anche i robot sono in cloud

HotBlack Robotics è una start up Torinese fondata da Ludovico Russo e Gabriele Ermacola nel 2015. Si occupa di sviluppare applicazioni robotiche mobili, cioè soluzioni basate su robot mobile che aiutano o sostituiscono gli essere umani a lavoro.

La prima applicazione realizzata sfrutta la tecnologia della Cloud Robotics e consiste in robot che monitorano la temperatura di un data center per evitare guasti dovuti ad elevate temperature, ma permette anche di ottimizzare il sistema di raffreddamento per evitare sprechi, abbassando la temperatura esattamente quanto basta.

La soluzione è appena stata installata presso il datacenter del Politecnico di Torino. Potete vedere il robot funzionante nel video in calce.

Questa è la prima di molte soluzioni che sfruttano le nuove tecnologie della Robotica Mobile e Cloud Robotics e mostra tutte le loro potenzialità, e ci fa piacere pensare che nasca da una realtà tutta italiana.

Hackability, making e coprogettazione diventano un esame per gli ingegneri del futuro

hackabilityRicevo e volentieri pubblico l’informazione che mi giunge da Ludovico Orlando Russo e Giuseppe Airò Farulla entrambi Dottorandi al Politecnico di Torino in merito all’Hackability@PoliTo attività che si svilupperà all’interno del corso di “Tecnologie per la Disabilità” del Politecnico di Torino.

Con l’amico Ludovico condividiamo da un po’ di tempo idee e progetti di carattere didattico/tecnologico nell’ambito della robotica educativa ed entrambi ci occupiamo in modo diverso di tecnologie per la disabilità, lui tra i promotori di hackability@polito ed io come referente del CTS di Torino.
Qualche giorno fa Ludovico mi ha parlato di Hackability@PoliTo, stupenda iniziativa che finalmente pone a livello universitario l’attività del making a servizio di problemi reali, infatti durante il corso gli studenti lavoreranno insieme a persone con disabilità al fine di realizzare ausili che rispondono alle necessità specifiche di ciascuna di esse.

Non posso fare altro che ringraziare Ludovico, Giuseppe e il Professor Paolo Prinetto per questa iniziativa che certamente troverà larga risonanza.

Ma cos’é Hackability?

Hackability è un format nato a Torino nel 2015 con l’obiettivo di costruire un ambiente di coprogettazione nel quale maker, designer e persone con disabilità potessero arrivare alla prototipazione e alla realizzazione personalizzata e in piccoli numeri, di presidi e oggetti a basso costo in grado di supportare le persone con disabilità (ma anche gli anziani, le categorie fragili) nella vita quotidiana. 

Dopo la prima edizione realizzata con Fablabtorino, Hackability arriva al Politecnico di Torino. Il Laboratorio Nazionale AsTech (Tecnologie Assistive) del CINI (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica) lancia, infatti, la Hackability@PoliTo. Gli studenti del primo anno iscritti al corso di “Tecnologie per la Disabilità”, coordinato dal Professor Paolo Prinetto, potranno, al posto del tradizionale esame, lavorare insieme a maker, designer e persone con disabilità e provare a rispondere alla richiesta di presidi, oggetti d’uso quotidiano, progettati o adattati in base alle esigenze delle persone con disabilità. 

I risultati di questo lavoro, secondo lo spirito di Hackability, saranno condivisi in open-source e messi a disposizione di una community molto più ampia. Spiega Ludovico Russo tra i promotori di hackability@polito “l’obiettivo è calare gli studenti in un’esperienza che permetta loro di coprogettare, lavorare in team, sviluppare competenze trasversali”. Secondo Carlo Boccazzi Varotto, COO di Hackability, “a poco più di un anno dal varo del progetto, essere riconosciuti come un format che può integrare la formazione universitaria è un grande risultato che dimostra le potenzialità di un making posto al servizio di problemi reali”. 

Hackability@PoliTo è realizzata in collaborazione con: Fondazione Paideia di Torino; Lero – The Irish Software Research Centre di Limerick; Looqui, start up che si occupa di tecnologie per la disabilità e con il contributo del CINI, Consorzio Interuniversitario Nazionale per l´Informatica, tramite il Laboratorio Nazionale AsTech (Tecnologie Assistive).

Corso Stampa 3D – livello base

Corso-stampa-3D-copertinaE’ ormai passato quasi un anno da quando incontrai l’amico Lucio Sciamanna al Model Expo Italy a Verona, in quell’occasione entrambi relatori per alcune conferenze. Lucio mi aveva confidato le sue sperimentazione nella stampa 3D e la progettazioni di relativi corsi che avrebbe attivato nei mesi successivi e ciò accaduto, mi fa quindi piacere segnalare il “Corso Stampa 3D – livello base“, un’esperienza didattica di un’intera giornata per capire come funziona e che cosa si può fare con una stampante 3D.

Programma del corso

  • disegno di un oggetto 3D dimostrativo – impari a disegnare con un CAD gratuito
  • slicing di base – impari a trasformare il disegno in un oggetto da stampare in 3D
  • dal file STL al GCode – impari ad usare un software di slicing gratuito
  • stampa 3D dell’oggetto da te disegnato – impari ad utilizzare una stampante 3D
  • i materiali per la stampa 3D – dalla gomma al bronzo, dalla fibra di carbonio al legno

Per dare la migliore esperienza pratica e di attenzione alle esigenze dei corsisti verranno accettate un massimo di 8 persone.

Per maggiori informazioni e per iscriversi al corso seguire il link.

Buon lavoro Lucio.

Remidi: First Wearable Instrument to Record, Play & Perform

Sensors in fingers & palm trigger custom sounds while connected wrist controller, hand gestures control effects with reverb, echo, etc.

remidi

Perché vi segnalo questo progetto?
Analizzo molto spesso kickstarter ed ultimamente, su segnalazione di un caro amico, mi ha colpito in modo particolare il progetto Remidi, un guanto interattivo in grado essere un nuovo strumento musicale senza precedenti, un oggetto che da grazia e movimento alla produzione di musica che potrebbe far nascere nuove modalità di interazione tra persone e per me, che mi occupo di formazione, intravedo un potenziale oggetto che potrebbe migliorare l’espressività negli adolescenti introversi o dare sfogo all’iperattività di altri o ancora un nuovo ausilio per alcune disabilità.

Ecco Remidi!
Gesto, musica e creatività!